Affidamento congiunto e prevalenza materna: siamo seri?

di Severino Cirillo, Luglio 29, 2024

Severino Cirillo, Laureato in Health Sciences, CEO di Genitore Informato

La recente sentenza della Corte di Cassazione italiana sull’affidamento congiunto prima dei tre anni ha suscitato un acceso dibattito sulla questione dell’affidamento dei figli nei primi tre anni di vita.

Secondo questa decisione, fino al compimento del terzo anno di età, il minore dovrebbe dormire con la madre, limitando significativamente il tempo che il padre può trascorrere con il proprio figlio, specialmente durante la notte.

Questa sentenza solleva importanti interrogativi sulla parità genitoriale e sul benessere del bambino.

La sentenza sull’affidamento congiunto e le sue implicazioni

La Corte di Cassazione ha confermato quanto già disposto dalla Corte d’Appello di Ancona riguardo all’affidamento congiunto di due genitori nei confronti del figlio neonato.

Secondo questa decisione, il padre avrebbe diritto di visita del bambino solo per due pomeriggi alla settimana, senza pernottamento, fino al terzo anno di età del figlio. Questa disposizione solleva serie preoccupazioni sulla parità dei diritti genitoriali e sul principio di bigenitorialità.

Domande critiche sulla prevalenza materna

Nonostante il famoso e apprezzato Daniele Novara abbia giudicato positivamente questa sentenza, noi che con il sonno dei bambini e con i genitori lavoriamo tutti i giorni, vogliamo fare alcuni esempi per riflettere sull’effettiva qualità di questa sentenza.

Questa infatti crea un precedente molto pericoloso in un paese in cui i padri separati sono già spesso inutilmente vessati oltremodo.

Esaminiamo alcuni scenari che mettono in luce le potenziali ingiustizie di questa decisione:

  1. Se la madre è tossicodipendente e il padre no, il bambino rimane comunque affidato principalmente alla madre?
    In un caso del genere, sarebbe nell’interesse del minore rimanere con una madre che potrebbe mettere a rischio la sua salute e sicurezza, solo perché è la figura materna?
  2. Se la madre soffre di depressione o altri disturbi psicologici, vale lo stesso principio?
    Come si può giustificare l’affidamento prevalente a un genitore che potrebbe non essere in grado di prendersi cura adeguatamente del bambino a causa delle sue condizioni di salute mentale?
  3. E se il padre fosse un professionista dell’infanzia, come un pediatra o un educatore, mentre la madre non avesse esperienza con i bambini?
    Non sarebbe più logico affidare il bambino al genitore più qualificato per prendersi cura di lui, indipendentemente dal genere?
  4. Cosa succede se la madre lavora su turni notturni e il padre ha un lavoro diurno regolare?
    In questo caso, non sarebbe nell’interesse del bambino trascorrere le notti con il padre che può garantire una routine stabile?
  5. E se la madre fosse violenta o avesse problemi di controllo della rabbia, mentre il padre fosse emotivamente stabile?
    Come si può giustificare l’affidamento prevalente a un genitore potenzialmente pericoloso solo perché è la madre?
  6. Cosa accade se la madre ha già altri figli da relazioni precedenti e non può dedicare sufficiente attenzione al neonato, mentre il padre è completamente disponibile?
    Non sarebbe più vantaggioso per il bambino trascorrere più tempo con il genitore che può dedicargli maggiori attenzioni?
  7. E se il padre fosse l’unico in grado di fornire un ambiente domestico stabile, mentre la madre vivesse in condizioni precarie?
    Come si può giustificare la privazione di un ambiente sicuro e confortevole per il bambino solo per mantenere la prevalenza materna?
affidamento congiunto

Le criticità della sentenza

Questa sentenza solleva diverse preoccupazioni che elenchiamo qui sotto per completezza.

La decisione sembra basarsi su stereotipi di genere obsoleti che considerano la madre come l’unica figura in grado di prendersi cura adeguatamente di un bambino piccolo.

C’è una abbastanza palese violazione del principio di bigenitorialità: la sentenza sembra ignorare l’importanza del legame padre-figlio nei primi anni di vita, contraddicendo le ricerche che dimostrano i benefici di un coinvolgimento paterno precoce.

Inoltre, questa sentenza non sembra tenere conto delle specificità di ogni situazione familiare, applicando un approccio “one-size-fits-all” che potrebbe non essere nell’interesse del minore in molti casi.

Vogliamo parlare del potenziale danno psicologico: limitare drasticamente il tempo che un bambino può trascorrere con il padre potrebbe avere conseguenze negative sullo sviluppo emotivo e relazionale del minore.

Ostacolo alla co-genitorialità: questa decisione potrebbe scoraggiare la collaborazione tra i genitori, creando invece un ambiente di competizione e risentimento.

L’importanza del coinvolgimento paterno

Numerosi studi hanno dimostrato i benefici di un coinvolgimento paterno precoce e costante nello sviluppo del bambino. Questi benefici includono:

  • Migliore sviluppo cognitivo e linguistico
  • Maggiore sicurezza emotiva
  • Migliori competenze sociali
  • Riduzione dei problemi comportamentali

La sentenza della Cassazione sembra ignorare queste evidenze scientifiche, privilegiando invece un approccio basato su concezioni tradizionali e potenzialmente superate del ruolo genitoriale.

Il principio del “best interest of the child”

Il principio guida in tutte le decisioni riguardanti i minori dovrebbe essere il “miglior interesse del bambino”.

Tuttavia, questa sentenza sembra applicare un approccio generico che non tiene conto delle specificità di ogni situazione familiare.

Oltretutto, su un qualche tipo di teoria poco sensata sul fatto che il momento del sonno sia prerogativa della madre fino ai tre anni (cosa che sappiamo bene non è vera, e ne parliamo a fondo nel nostro Sonno Felice)

Un vero approccio centrato sul benessere del bambino dovrebbe considerare le capacità e la disponibilità di entrambi i genitori, l’ambiente domestico offerto da ciascun genitore, la stabilità emotiva e psicologica di entrambi i genitori, le risorse economiche e sociali a disposizione e la capacità di cooperare nell’interesse del bambino… oltre alle singole capacità genitoriali.

Possibili conseguenze negative

L’applicazione rigida di questa sentenza potrebbe portare a diverse conseguenze negative.

La prima è l’alienazione paterna, perché i padri potrebbero sentirsi esclusi dalla vita dei loro figli, portando a un distacco emotivo che potrebbe persistere anche dopo i tre anni.

Questa scelta potrebbe esacerbare le tensioni tra i genitori, creando un ambiente di ostilità che influisce negativamente sul benessere del bambino.

Inoltre le madri potrebbero trovarsi a gestire un carico eccessivo di responsabilità, senza il supporto adeguato del partner

Non dimentichiamo uno sviluppo emotivo sbilanciato dove il bambino potrebbe sviluppare un attaccamento eccessivo alla madre e una relazione distante con il padre, influenzando negativamente le sue future relazioni.

Verso un approccio più equilibrato

È fondamentale che il sistema giuridico evolva verso un approccio più equilibrato e flessibile nell’affidamento dei minori. Questo approccio dovrebbe valutare caso per caso, considerando le specificità di ogni situazione familiare, possibilmente promuovere la co-genitorialità e la collaborazione tra i genitori (inclusi i papà separati)

Inoltre dovrebbe basarsi su evidenze scientifiche aggiornate sullo sviluppo infantile e considerare le competenze e la disponibilità di entrambi i genitori, indipendentemente dal genere.

Noi siamo con te.

Noi di Genitore Informato, ci impegniamo a supportare tutti i genitori nel loro percorso, offrendo guide, risorse e percorsi formativi e consulenze personalizzate per aiutarli a navigare le sfide della genitorialità.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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