Allergie al Polline: come affrontarle senza soffrire?

di Severino Cirillo, Maggio 13, 2025

Severino Cirillo, Laureato in Health Sciences, CEO di Genitore Informato

La primavera porta con sé il risveglio della natura, ma per milioni di persone rappresenta anche l’inizio di una stagione di disagio e sofferenza. Le allergie al polline, o “pollinosi“, colpiscono circa il 20-30% della popolazione italiana, con un’incidenza in costante aumento negli ultimi decenni, in parte anche a causa di inquinamento e cambiamento climatico.

In questo articolo esploreremo tutto ciò che c’è da sapere sulla pollinosi: dai meccanismi biologici che la causano ai sintomi caratteristici, dalle strategie preventive alle opzioni terapeutiche più efficaci.

Cos’è la pollinosi e come si sviluppa

La pollinosi è una reazione allergica scatenata dall’esposizione ai pollini di piante, alberi ed erbe. Si tratta di una risposta immunitaria inappropriata, in cui il sistema di difesa dell’organismo identifica erroneamente come pericolose delle sostanze normalmente innocue (gli allergeni contenuti nei pollini).

Il meccanismo alla base della pollinosi si sviluppa in diverse fasi:

  1. Sensibilizzazione: il primo contatto con l’allergene pollinico porta alla produzione di anticorpi specifici (immunoglobuline E o IgE) che si legano ai mastociti, cellule del sistema immunitario presenti nei tessuti.
  2. Fase effettrice: nei contatti successivi, l’allergene si lega alle IgE sulla superficie dei mastociti, provocando il rilascio di mediatori infiammatori, tra cui l’istamina. Questi mediatori sono responsabili dei sintomi tipici dell’allergia.
  3. Infiammazione cronica: l’esposizione ripetuta può portare a un’infiammazione persistente delle mucose, aumentando la loro reattività anche verso stimoli non allergenici (iperreattività).

È importante sottolineare che esiste una predisposizione genetica alle allergie: chi ha genitori allergici ha una probabilità significativamente maggiore di sviluppare a sua volta allergie, sebbene non necessariamente allo stesso allergene.

allergie al polline

Quali allergie ai pollini sono comuni in Italia?

In Italia, le allergie al polline seguono un calendario stagionale abbastanza prevedibile, anche se le variazioni climatiche degli ultimi anni stanno modificando parzialmente questi schemi. Ecco i principali periodi di pollinazione:

Inverno-inizio primavera (dicembre-marzo)

  • Cupressacee (cipresso, ginepro): particolarmente diffuse in Italia centrale e meridionale, possono causare allergie intense con picchi a febbraio.
  • Corilacee (nocciolo): pollinazione precoce, talvolta già da dicembre.
  • Betullacee (ontano): concentrazione maggiore nelle regioni del Nord.

Primavera (marzo-giugno)

  • Betulla: molto diffusa nelle regioni settentrionali, con picco di pollinazione ad aprile.
  • Graminacee: responsabili della maggior parte delle allergie polliniche in Italia, con pollinazione da aprile a luglio e picco a maggio-giugno.
  • Oleacee (olivo, frassino): particolarmente rilevanti nell’Italia centrale e meridionale, con picco a maggio.

Estate (giugno-settembre)

  • Parietaria: appartiene alla famiglia delle Urticacee, è molto diffusa nell’area mediterranea e ha un lungo periodo di pollinazione, da marzo a ottobre, con due picchi (primavera e fine estate).
  • Composite (artemisia, ambrosia): l’ambrosia, in particolare, è in forte espansione nelle regioni del Nord e può causare allergie molto severe, con picco in agosto-settembre.

La diffusione geografica degli allergeni varia considerevolmente:

  • Il Nord Italia vede una prevalenza di allergie a betulla, graminacee e, in alcune zone (Lombardia e Piemonte), una preoccupante diffusione dell’ambrosia.
  • L’Italia centrale registra una forte presenza di allergie a cipresso, graminacee e parietaria.
  • Il Sud Italia e le isole sono caratterizzati da un’alta incidenza di allergie a parietaria, olivo e graminacee.

Come abbiamo accennato nell’introduzione all’articolo, il cambiamento climatico sta influenzando significativamente questi pattern, con un anticipo dell’inizio della stagione pollinica, il suo prolungamento, l’aumento della quantità di polline e la diffusione di specie allergizzanti in nuove zone, rendendo il problema più ampio e prominente.

Sintomi della pollinosi: non solo starnuti

I sintomi della pollinosi variano in intensità e combinazione da persona a persona, ma tipicamente includono:

Sintomi nasali (rinite allergica)

  • Starnuti frequenti, spesso a salve
  • Prurito nasale intenso
  • Rinorrea (naso che cola) con secrezione acquosa e abbondante
  • Congestione nasale, talvolta alternante tra le due narici
  • Riduzione dell’olfatto

Sintomi oculari (congiuntivite allergica)

Sintomi respiratori

  • Tosse secca, specialmente notturna
  • Respiro sibilante
  • Senso di oppressione toracica
  • Nei soggetti asmatici, possibilità di crisi asmatiche

Sintomi generali

Un aspetto importante da considerare è la “marcia allergica”, ovvero la tendenza delle manifestazioni allergiche a evolvere nel tempo. Molti bambini iniziano con dermatite atopica nei primi anni di vita, sviluppano successivamente allergie alimentari e rinite allergica, e in alcuni casi progrediscono verso l’asma. Questa progressione sottolinea l’importanza di una diagnosi precoce e di un trattamento adeguato.

Come distinguo l’allergia al polline da un raffreddore?

La distinzione tra allergia al polline e altre condizioni respiratorie può essere talvolta difficile, ma alcuni elementi possono aiutare nella diagnosi differenziale:

Allergia vs Raffreddore comune

L’allergia persiste finché c’è esposizione all’allergene (settimane o mesi), mentre il raffreddore dura generalmente 7-10 giorni. I sintomi allergici compaiono rapidamente dopo l’esposizione, quelli del raffreddore gradualmente.

Le secrezioni nasali sono acquose e chiare nell’allergia, più dense e giallo-verdastra nel raffreddore.

L’allergia mostra molto più spesso del prurito e un’assenza di febbre, mentre nel raffreddore è spesso l’opposto. Inoltre, la stagionalità porta l’allergia a presentarsi sempre nello stesso periodo, mentre il raffreddore dipende dal contagio.

Quando devo sospettare un’allergia ai pollini?

Una diagnosi corretta è fondamentale per impostare una terapia efficace. Il momento ideale per la diagnosi è al di fuori della stagione pollinica, quando i sintomi sono quiescenti, ma i test possono essere eseguiti in qualsiasi momento dell’anno.

I sintomi a cui prestare attenzione sono:

  • Sintomi respiratori che si ripresentano nello stesso periodo ogni anno
  • Peggioramento dei sintomi all’aperto, specialmente in giornate ventose e soleggiate
  • Miglioramento in ambienti chiusi e climatizzati
  • Associazione con altre condizioni allergiche (dermatite atopica, asma)

Ecco come fare una diagnosi corretta.

Naturalmente, servirà un medico per aiutarti a capire qual è realmente il tuo problema. Il medico raccoglierà informazioni dettagliate sui sintomi, la loro periodicità, i fattori scatenanti e la storia familiare.

Poi farà una valutazione delle mucose nasali, degli occhi e dell’apparato respiratorio.

Potrebbe poi proporti di fare i seguenti test:

  1. Prick test: consiste nell’applicazione di piccole quantità di estratti allergenici sulla pelle dell’avambraccio o della schiena, seguita da una leggera puntura superficiale. In caso di sensibilizzazione, si sviluppa un pomfo pruriginoso entro 15-20 minuti.
  2. Test sierologici: misurazione nel sangue delle IgE specifiche verso singoli allergeni (RAST, ImmunoCAP, ISAC). Utili quando i test cutanei non sono praticabili o in caso di risultati dubbi.
  3. Test di provocazione nasale: raramente necessario, consiste nell’applicazione diretta dell’allergene sulla mucosa nasale per verificare la risposta.

La sindrome pollini-alimenti

Un aspetto importante da considerare è la possibilità di reazioni incrociate tra pollini e alimenti vegetali. Questo fenomeno, noto come sindrome pollini-alimenti, si verifica quando anticorpi prodotti contro allergeni pollinici riconoscono anche proteine simili presenti in frutta, verdura o frutta secca.

Alcune associazioni comuni includono:

  • Allergia alla betulla → reazioni a mela, pesca, nocciola, carota, sedano
  • Allergia alle graminacee → reazioni a pomodoro, melone, anguria, kiwi
  • Allergia all’artemisia → reazioni a sedano, carota, spezie
  • Allergia alla parietaria → reazioni a basilico, melone, ciliegia

I sintomi sono generalmente limitati al cavo orale (prurito, gonfiore di labbra e lingua) e compaiono immediatamente dopo il consumo dell’alimento crudo, mentre la cottura spesso inattiva gli allergeni.

Come faccio a prevenire i sintomi?

La prevenzione rappresenta il primo passo nella gestione delle allergie polliniche. Ridurre l’esposizione agli allergeni può diminuire significativamente i sintomi e la necessità di farmaci. Ecco alcune strategie efficaci:

Monitoraggio dei livelli pollinici

  • Consultare siti che aggiornano sui livelli di polline
  • Pianificare le attività all’aperto nei giorni con minore concentrazione pollinica
  • Ricordare che i livelli pollinici sono generalmente più alti al mattino presto e nelle giornate ventose e soleggiate

Modifiche nell’ambiente domestico

  • Tenere chiuse le finestre, specialmente nelle ore di massima pollinazione
  • Utilizzare condizionatori d’aria con filtri adeguati, pulendoli regolarmente
  • Considerare l’uso di purificatori d’aria con filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air)
  • Evitare di stendere il bucato all’esterno durante la stagione pollinica
  • Pulire frequentemente le superfici con panni umidi per rimuovere i pollini depositati
  • Lavare regolarmente tende e tessuti d’arredo che possono intrappolare pollini

Precauzioni personali

  • Indossare occhiali da sole all’aperto per proteggere gli occhi
  • Considerare l’uso di mascherine quando i livelli pollinici sono particolarmente elevati
  • Cambiare gli abiti dopo essere stati all’aperto e lavarli prima di riporli nell’armadio
  • Fare la doccia e lavare i capelli prima di coricarsi per rimuovere i pollini accumulati durante il giorno
  • Evitare di tenere piante da fiore in casa
  • Limitare le attività all’aperto nelle giornate ad alto rischio, specialmente sport o giardinaggio

Trattamento farmacologico delle allergie polliniche

Le opzioni terapeutiche per le allergie polliniche sono molteplici e possono essere adattate alle esigenze specifiche di ciascun paziente. È fondamentale un approccio personalizzato, considerando la gravità dei sintomi, l’età del paziente e la presenza di eventuali comorbidità.

Antistaminici

Gli antistaminici rappresentano la prima linea di trattamento per la maggior parte dei pazienti. Agiscono bloccando i recettori dell’istamina, attenuando così i sintomi allergici, in particolare starnuti, rinorrea e prurito.

Corticosteroidi

I corticosteroidi sono efficaci nel ridurre l’infiammazione delle mucose e sono particolarmente indicati per la congestione nasale, sintomo che risponde meno agli antistaminici: ricorda che andrebbero sempre prescritti da un medico.

L’immunoterapia specifica: il “vaccino” contro le allergie

L’immunoterapia specifica (ITS), conosciuta anche come “vaccino anti-allergico”, rappresenta l’unico trattamento in grado di modificare il decorso naturale della malattia allergica, anziché limitarsi a controllarne i sintomi.

Come funziona

L’ITS consiste nella somministrazione graduale e progressiva dell’allergene a cui il paziente è sensibilizzato, con l’obiettivo di indurre una tolleranza immunologica. I meccanismi d’azione includono:

  • Modifica della risposta dei linfociti T verso un profilo anti-infiammatorio
  • Induzione di cellule T regolatorie
  • Riduzione della produzione di IgE specifiche e aumento delle IgG bloccanti
  • Diminuzione del rilascio di mediatori da parte di mastociti e basofili

Durata e efficacia

La durata standard del trattamento è di 3-5 anni, mentre i benefici clinici possono iniziare a manifestarsi già dopo 3-6 mesi. L’efficacia persiste generalmente per anni dopo la conclusione del trattamento, mentre gli studi dimostrano una riduzione dei sintomi e del consumo di farmaci del 30-40% rispetto al placebo.

Va sempre effettuata sotto controllo medico, anche se è una terapia considerata sicura.

E in gravidanza?

La gestione delle allergie polliniche durante la gravidanza richiede un attento bilanciamento tra il controllo dei sintomi materni e la sicurezza per il feto:

  • Gli antistaminici di seconda generazione, in particolare loratadina e cetirizina, sono considerati relativamente sicuri dopo il primo trimestre
  • I corticosteroidi nasali rappresentano una buona opzione per minimizzare l’esposizione sistemica
  • L’immunoterapia non dovrebbe essere iniziata in gravidanza, ma può essere continuata se già in corso e ben tollerata
  • I lavaggi nasali con soluzione salina sono particolarmente utili, essendo privi di effetti collaterali

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Fonti

1. D’Amato G, et al. “Climate change, air pollution and extreme events leading to increasing prevalence of allergic respiratory diseases.” Multidisciplinary Respiratory Medicine. 2013;8(1):12. DOI: 10.1186/2049-6958-8-12.
2. Cecchi L, D’Amato G, Ayres JG, Galan C, Forastiere F, Forsberg B, Gerritsen J, Nunes C, Behrendt H, Akdis C, Dahl R, Annesi-Maesano I. Projections of the effects of climate change on allergic asthma: the contribution of aerobiology. Allergy. 2010 Set;65(9):1073-81. doi: 10.1111/j.1398-9995.2010.02423.x. Epub 2010 Giu 17. PMID: 20560904.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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