Nell’articolo di oggi parliamo dell’amnesia infantile, il motivo per cui nessun adulto riesce ad avere ricordi della prima infanzia.
Vedremo cos’è, qual è la causa, quando compaiono i primi ricordi stabili, come aiutare il bambino a ricordarsi gli eventi.
Cos’è l’amnesia infantile?
L’amnesia infantile si riferisce alla comune incapacità degli adulti di accedere consapevolmente alle memorie autobiografiche dei primi anni di vita.
Nonostante possa sembrare una semplice questione legata al decadimento della memoria con l’età, in realtà l’amnesia infantile è influenzata da diversi fattori socio-culturali di cui parleremo nell’articolo
Già nel 1905 nel mondo appena nato della psicoanalisi, si iniziava a parlare di questo fenomeno, sottolineando l’incapacità degli adulti di ricordare eventi personali dei primi anni di vita senza l’aiuto di fotografie o racconti altrui.
Inoltre, potrebbero esserci cause neurologiche per cui è più difficile che si formino ricordi a lungo termine nel cervello di un bambino di meno di 3 anni, e anche queste influiscono sul fatto che non abbiamo veri ricordi dei primi due anni di vita.
Qual è la causa dell’amnesia dei bambini?
La mancanza di ricordi dai primi anni di vita, nota come amnesia infantile, è ancora considerata un enigma scientifico.
I bambini di 2-3 anni possono ricordare eventi personali per periodi significativi, ma gli adulti perdono gran parte di questi ricordi.
I ricordi iniziano a diventare più frequenti tra i 3 e i 6 anni, periodo noto come amnesia soft, per poi diventare accessibili alla maggior parte delle persone intorno ai 6 anni.
Questa età è considerata il punto centrale dell’amnesia infantile, ovvero il momento in cui iniziano a formarsi i primi ricordi stabili.
L’amnesia infantile ha origine principalmente dall’immaturità neurologica del cervello durante i primi anni di vita.
L’ippocampo, struttura cerebrale fondamentale per il consolidamento dei ricordi dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, non raggiunge la piena maturazione fino ai 3-4 anni di età.
Parallelamente, la corteccia prefrontale, essenziale per l’organizzazione, il recupero e la contestualizzazione dei ricordi autobiografici, continua il suo sviluppo fino all’adolescenza.
Questa immaturità neurobiologica impedisce al cervello infantile di formare ricordi stabili e accessibili nel tempo.
Un secondo fattore cruciale è lo sviluppo del linguaggio: prima dei 2-3 anni, i bambini non possiedono ancora le competenze linguistiche necessarie per codificare verbalmente le esperienze, rendendo i ricordi difficilmente recuperabili in età adulta quando utilizziamo prevalentemente il linguaggio per accedere alla memoria autobiografica.
A questi elementi neurobiologici si aggiungono fattori modulatori come:
- le differenze culturali nelle pratiche narrative familiari
- lo stile comunicativo dei genitori (elaborativo versus direttivo)
- le variazioni individuali nella maturazione cognitiva, che influenzano l’età di comparsa dei primi ricordi stabili ma non rappresentano la causa primaria del fenomeno.
Per capirci meglio, l’amnesia infantile non deriva da una perdita di ricordi precedentemente formati, ma dall’incapacità strutturale del cervello immaturo di creare memorie autobiografiche durature e accessibili.

Quando compaiono, dunque, i primi ricordi stabili?
Come abbiamo appena accennato, i primi ricordi stabili tendono a comparire intorno all’età di 6 anni.
È interessante notare come questi ricordi, nonostante siano spesso di eventi banali come il primo giorno di scuola o una festa di compleanno, abbiano un’importanza cruciale nel segnare l’inizio del nostro passato autobiografico.
Non dimentichiamo che il modo in cui una persona si racconta la propria storia influenzerà a fondo anche le sue decisioni e il modo di essere in futuro.
Questo fenomeno si verifica a età diverse in base a fattori individuali e culturali, con alcune culture che riportano memorie infantili più precoci o più tardive rispetto ad altre.
Cosa influenza la memoria così presto?
Diversi fattori influenzano la memoria durante i primi anni di vita.
Lo sviluppo neurocognitivo, le capacità linguistiche e le interazioni sociali giocano un ruolo cruciale.
Ad esempio, il linguaggio si sviluppa pienamente intorno ai 2-3 anni e rende gli eventi verbalmente accessibili.
L’interazione sociale e le narrazioni familiari aiutano a consolidare i ricordi.
Inoltre, i costrutti culturali e le pratiche sociali condivise influenzano la densità e la durata dei ricordi.
Dimenticati, ma non scomparsi.
Un’importante ricerca scientifica (che mettiamo nelle fonti) ha scoperto qualcosa di affascinante su come funziona la memoria nei bambini piccoli.
Anche se abbiamo capito che i bambini non ricordano consciamente le esperienze dei primi anni di vita, queste prime esperienze lasciano comunque una “traccia” duratura nel cervello che continua a influenzare il loro sviluppo e comportamento per tutta la vita.
Gli studi dimostrano che le esperienze precoci – come la qualità delle cure materne, l’ambiente familiare e persino situazioni di stress – modellano profondamente il cervello in via di sviluppo, anche se i bambini non ne conserveranno ricordi espliciti.
Queste tracce nascoste influenzano il modo in cui i bambini reagiranno alle situazioni future, la loro capacità di apprendimento e persino la loro salute mentale ed emotiva negli anni a venire.
Per noi genitori, questo significa che ogni interazione amorevole, ogni momento di comfort e sicurezza che offrite al vostro bambino sta letteralmente “programmando” il suo cervello per il successo futuro.
Anche se nostro figlio non ricorderà consciamente di essere stato cullato quando piangeva a sei mesi, quella risposta sensibile e tempestiva sta creando le basi neurali per la fiducia, la resilienza emotiva e la capacità di formare relazioni sane.
Come aiutare i ricordi del bambino?
Le pratiche narrative familiari hanno un grande impatto sulla memoria dei bambini.
Genitori che utilizzano uno stile di conversazione elaborativo, aggiungendo informazioni e incoraggiando il bambino a raccontare le proprie esperienze, tendono a favorire lo sviluppo di memorie più ricche e dettagliate.
Al contrario, uno stile direttivo, con domande chiuse e focalizzato su ruoli sociali, può ridurre la quantità e la qualità dei ricordi.
Incoraggiare la condivisione di storie e memorie familiari può quindi aiutare i bambini a sviluppare un senso di sé più definito e ricco di ricordi.
Se uno dei genitori muore presto, i bambini lo ricordano?
La memoria dei bambini riguardante genitori deceduti precocemente dipende da vari fattori, come l’età del bambino al momento del decesso, il livello di interazione e le narrazioni familiari postume.
Mentre i bambini molto piccoli potrebbero non avere ricordi diretti, le storie raccontate dai parenti e le fotografie possono aiutare a mantenere viva la memoria del genitore scomparso.
Le pratiche culturali e familiari di commemorazione giocano un ruolo fondamentale nel preservare questi ricordi.
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Fonti
1. Alberini CM, Travaglia A. Infantile Amnesia: A Critical Period of Learning to Learn and Remember. J Neurosci. 2017 Giu 14;37(24):5783-5795. doi: 10.1523/JNEUROSCI.0324-17.2017. PMID: 28615475; PMCID: PMC5473198.
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