In questo articolo, parliamo insieme al pediatra Giorgio Cuffaro, di un problema piuttosto comune: l’anchiloglossia, ovvero il frenulo linguale breve che colpisce molti neonati e che può causare una catena di problematiche, se non trattato rapidamente.
Come gestire l’anchiloglossia?
“Giorgio, se mi faccio sti 100 km lo tagli il frenulo alla mia piccola? Qui mi dicono di aspettare e che se sarà il caso andrà poi fatto in sala operatoria con eventuale sedazione e compagnia bella”.
“Ma certo, intanto mandami le foto che vedo se si può fare”.
Nelle immagini seguenti vedete il pre e il post della lingua, sopra e sotto.

L’anchiloglossia espone spesso i neonati/lattanti a difficoltà nell’allattamento al seno (attacco doloroso con formazione di ragadi, “schiocchi” per difficoltà a mantenere una presa efficace, ingestione di aria, ecc) che può portare al passaggio al latte in formula.
Superata questa fase, se ne presenterà poi un’altra, visto che la lingua serve a parlare.
Quando tagliare il frenulo linguale breve?
In questi anni mi sono “preso la briga” di tagliare svariati frenuli linguali brevi (con un’operazione poco invasiva che si chiama frenotomia o frenulotomia) in ambulatorio, a patto che fossero “fibrosi” e non “carnosi”, ovvero trasparenti, anche in bambini grandicelli (il più grande aveva quasi 1 anno).
C’è un motivo per cui l’ho fatto (dove era possibile farlo): perché prima si interviene e meno sono le problematiche che poi bambino e famiglia dovranno affrontare.
Durante la procedura il bambino tipicamente si lamenta quando viene “immobilizzato” e gli viene sollevata la lingua con la sonda scanalata, ma non si ha l’impressione provi dolore durante il taglio e, in caso di frenulo fibroso, il sanguinamento è minimo e a rapida risoluzione.
Io credo che, una problematica così diffusa e in grado di comportare difficoltà nell’alimentazione al seno prima che nell’eloquio poi, vada risolta al più presto, possibilmente alla nascita, evitando anche il disagio per l’intera famiglia di una procedura decisamente più medicalizzata come è senz’altro la frenotomia in ospedale nei mesi/anni a venire.

Perché parlarne?
L’anchiloglossia, comunemente nota come “lingua legata”, è una condizione congenita caratterizzata appunto da un frenulo linguale troppo corto o spesso che limita i movimenti della lingua del neonato.
L’incidenza varia considerevolmente negli studi, oscillando tra il 4% e il 10% dei neonati, con una leggera prevalenza nel sesso maschile.
La variabilità dei dati è dovuta anche alla mancanza di criteri diagnostici universalmente accettati.
Questa condizione può causare diverse problematiche nell’allattamento:
il bambino fatica ad attaccarsi correttamente al seno, provocando dolore al capezzolo materno e una suzione inefficace.
Spesso si manifestano scarso incremento ponderale nel neonato e frustrazione nella madre, che può portare a un precoce abbandono dell’allattamento.
Nel lungo termine, se non trattata, l’anchiloglossia può influenzare lo sviluppo del linguaggio, causando difficoltà nella pronuncia di alcuni suoni come “r”, “t”, “d” e “l”. Possono presentarsi anche problemi nella masticazione e, in alcuni casi, problematiche ortodontiche.
La diagnosi precoce è fondamentale e il trattamento, quando necessario, consiste in una semplice frenotomia, procedura rapida e sicura che può essere eseguita anche nei primi giorni di vita.
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Fonti
Becker S, Brizuela M, Mendez MD. Ankyloglossia (Tongue-Tie) [Aggiornato 2023 Giu 9]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Gen-. Disponibile qui: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK482295/
