Un problema spesso confuso con abitudini poco sane è l’anoressia infantile, che in realtà è un po’ più complessa di così.
In questo articolo parliamo del bambino che non mangia (quasi) mai.
Cos’è l’anoressia infantile?
L’anoressia infantile è un disturbo alimentare che si manifesta durante le prime fasi dello sviluppo, precisamente nel periodo di separazione e individuazione tra i sei mesi e i tre anni di età.
Questa condizione è caratterizzata da un rifiuto del cibo che può portare a un mancato sviluppo del bambino.
Non si tratta semplicemente di un capriccio passeggero, ma di un complesso intreccio di fattori psicologici e relazionali che influenzano profondamente il comportamento alimentare del piccolo.
Quali sono le cause?
Le cause dell’anoressia infantile sono multifattoriali e coinvolgono sia il bambino che il genitore, in particolare la madre.
Il rifiuto del cibo da parte del bambino può essere visto come un tentativo di affermare la propria autonomia e di esercitare un controllo nei confronti della figura materna.
Questo comportamento, paradossalmente, tende a coinvolgere ancora di più la madre nell’alimentazione del figlio, rispondendo al bisogno di attenzione del bambino.
Il temperamento del bambino gioca un ruolo importante, così come i conflitti materni legati al controllo, all’autonomia e alla dipendenza.
Questi fattori contribuiscono a creare una dinamica in cui l’alimentazione del bambino viene guidata più dai suoi bisogni emotivi che dalle sensazioni fisiologiche di fame e sazietà.

Quali sono i sintomi?
I sintomi dell’anoressia infantile possono variare, ma generalmente includono:
- Un persistente rifiuto del cibo, che va oltre le normali fasi di selettività alimentare tipiche dell’infanzia
- Mancato aumento di peso o perdita di peso
- Ritardo nella crescita e nello sviluppo
- Comportamenti di evitamento durante i pasti, come girarsi, sputare il cibo o chiudere la bocca
- Tensione e conflitti durante i momenti dell’alimentazione
- Apparente mancanza di interesse per il cibo o sensazione di fame
È importante notare che questi sintomi possono manifestarsi in modo graduale e potrebbero essere inizialmente sottovalutati come una fase passeggera.
Come risolvere l’anoressia infantile?
Il trattamento dell’anoressia infantile richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge sia il bambino che i genitori.
L’obiettivo principale è aiutare i genitori a comprendere e promuovere il processo di sviluppo della differenziazione somatopsicologica del bambino.
Questo significa aiutare il piccolo a riconoscere e rispondere adeguatamente ai segnali del proprio corpo, distinguendo tra bisogni fisici ed emotivi.
Inizialmente, si adotta spesso un approccio cognitivo-comportamentale.
Questo può includere tecniche per rendere i pasti più piacevoli e meno stressanti, strategie per incoraggiare comportamenti alimentari positivi e metodi per aiutare il bambino a riconoscere i segnali di fame e sazietà.
Dunque, riportare un’attenzione sana al pasto.
Tuttavia, nei casi in cui i genitori, in particolare la madre, lottano con problemi irrisolti legati alla dipendenza e al controllo, potrebbe essere necessaria una psicoterapia più approfondita, magari con uno psicologo infantile.
Questo permette di affrontare i conflitti sottostanti che potrebbero influenzare la relazione genitore-figlio e, di conseguenza, il comportamento alimentare del bambino.
È fondamentale creare un ambiente sereno e non giudicante intorno ai pasti, evitando di trasformarli in un campo di battaglia.
L’obiettivo è quello di ristabilire una relazione sana con il cibo, dove l’alimentazione risponde a bisogni fisiologici e non diventa uno strumento di controllo o manipolazione emotiva.
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Fonti
Chatoor I. Infantile anorexia nervosa: a developmental disorder or separation and individuation. J Am Acad Psychoanal. 1989;17(1):43-64. doi: 10.1521/jaap.1.1989.17.1.43. PMID: 2470708.
