Bambino dislessico: significato e conseguenze

Prima di parlare del bambino dislessico ci tengo a fare una piccola precisazione:
alcuni genitori si allarmano quando il proprio bambino sembra avere uno sviluppo linguistico tardivo, quando le prime parole sembrano non arrivare mai e per questo motivo contattano, precocemente, neuropsichiatri e altri specialisti del settore.
Altri genitori, vedendo il proprio bambino non gattonare iniziano subito a pensare che ci sia un ritardo motorio.

Devi sempre tenere ben a mente che i bambini hanno le loro tempistiche e nella maggior parte dei casi un’osservazione precoce non porterà a trovare l’eventuale problema o disturbo.

Genitore Informato

Se hai dei dubbi, sullo sviluppo del tuo bambino, chiedi consiglio al tuo pediatra che è la persona specializzata più vicina che osserva continuamente la crescita del tuo bambino.

Se invece sospetti che tuo figlio possa avere un disturbo di apprendimento è importante innanzitutto che tu conosca bene di cosa si tratta.

bambino dislessico

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) riguardano il neurosviluppo, cioè il processo di evoluzione e sviluppo attraverso il quale il cervello umano raggiunge il suo completamento sia dal punto di vista strutturale che funzionale.

Questi disturbi possono riguardare le capacità di scrittura (disgrafia), di lettura (dislessia) o di calcolo (discalculia) o presentarsi in maniera combinata.

In particolare, la dislessia è un deficit della capacità di lettura del linguaggio scritto.
La dislessia viene spesso associata a difficoltà di scrittura, di ortografia e calcolo e si presenta in età prescolare e scolare (dislessia evolutiva); solo più raramente può presentarsi in età adulta (dislessia acquisita), a seguito di traumi cerebrali, lesioni vascolari o malattie degenerative.

È però molto importante che tu sia cosciente che, sebbene talvolta i bambini dislessici risultino apparentemente al di sotto della media di apprendimento dei bambini di pari età, la dislessia NON è indice di scarsa intelligenza o di ritardo mentale.
I dislessici sono spesso particolarmente acuti e perspicaci, di intelligenza brillante, estremamente creativi e molto ingegnosi.

La dislessia NON è una malattia, ma semplicemente una diversa modalità di funzionamento del cervello.

Alcuni cenni scientifici sulla dislessia

Riteniamo in ogni caso utile darti qualche informazione più scientifica sulla dislessia.
La teoria ad oggi più accreditata è quella del modello a due vie.
Questo si basa sulla considerazione che il processo di lettura delle parole avviene attraverso due vie: una lessicale e una fonologica.

Il primo stadio del processo, comune a entrambe le vie, è quello dell’acquisizione visiva: ciò significa che il tuo bambino impara a riconoscere le lettere come un segno astratto. Successivamente si avrà da un lato la via fonologica: il bambino converte in suono le lettere e le parole che ha visto, articolandole con la lettura ad alta voce.

Dall’altro lato abbiamo la via lessicale con la quale il bambino associa mentalmente le parole ai loro significati prima di emettere il loro suono e pronunciarle.

I deficit che possono provocare dislessia possono quindi riguardare in primis l’acquisizione visiva, oppure una delle due vie, la lessicale o la fonologica, coinvolgendo diverse aree del cervello, dai lobi frontali a quelli parietali dell’emisfero destro o sinistro.
Sulla base delle vie e delle aree coinvolte, le dislessie si dividono in dislessie Centrali e Periferiche, con le rispettive sintomatologie, come di seguito riportiamo.

Le dislessie Centrali sono quelle in cui il deficit è a carico della via visiva e di quella fonologica e consistono; noterai ad esempio errori di ortografia (’’letto’’ al posto di ’’detto’’).
La forma più grave comporta l’incapacità di comprendere ciò che si è letto (lettura senza comprensione o senza memoria di ciò che si è letto). In quest’ultimo caso ricordati quanto detto prima: NON è sintomo di ritardo mentale o deficit cognitivo, quindi non spaventarti.

Le dislessie Periferiche riguardano i disturbi di elaborazione visiva della parola e colpiscono appunto le primissime fasi di elaborazione. Tuo figlio avrà difficoltà a leggere le singole lettere di una parola o una singola parola all’interno di una frase.

Bambino dislessico: cosa fare?

Partendo dal presupposto, come già sottolineato, che la dislessia non è una malattia, ti consiglio di rivolgerti prima di tutto ad un neuropsichiatra, che rappresenta ad oggi l’unica figura professionale che può accertare la dislessia mediante test specifici.

Tra le figure di riferimento troviamo anche lo psicologo, nel caso ritieni che le difficoltà incontrate dal tuo bambino lo facciano sentire ’’diverso’’, ’’malato’’ o ’’colpevolizzato’’, soprattutto dai suoi coetanei.
Lo psicologo lo aiuterà a ritrovare e rafforzare il suo senso di autostima e fiducia nelle sue capacità.

Infine, il logopedista è la figura professionale più idonea a cui far riferimento per tutte le attività di supporto e accompagnamento di tipo riabilitativo per tutti i deficit di linguaggio e di comunicazione.

Sarà quindi il logopedista che attiverà percorsi personalizzati per il tuo bambino e strumenti compensativi secondo il tipo di disturbo, l’età di insorgenza e l’entità del deficit, facendo in modo che tuo figlio raggiunga prestazioni analoghe a quelle dei suoi coetanei.

Quali esercizi puoi fare ’’in casa’’ con il tuo bambino

Infine, sebbene non sia propriamente consigliato fare diagnosi o terapie fai da te per la dislessia, e sia invece opportuno rivolgersi sempre a specialisti, esistono alcuni esercizi che puoi fare ’’in casa’’ insieme a tuo figlio, anche sotto forma di gioco, e che, pur non rappresentando un vero e proprio percorso riabilitativo, possono senz’altro essere di grande aiuto, come puoi vedere da alcuni esempi:

  • Fai leggere a tuo figlio testi che rivestono per lui un particolare interesse, così che la trasposizione nella propria mente del testo in immagini lo aiuti a meglio percepire i singoli termini.
  • Registra una lettura eseguita dal tuo bambino e fagliela riascoltare, così che tuo figlio possa ’’sentire’’ e comprendere i singoli termini; fai poi una rilettura dello stesso testo, sempre registrata, e un nuovo riascolto nel quale potrai mostrare a tuo figlio i progressi che ha fatto rispetto alla prima lettura.
  • Leggi un libro insieme al tuo bambino; quindi, mentre tu adulto leggi ad alta voce, il tuo bambino può seguire la lettura leggendo lo stesso testo ’’a mente’’, meglio ancora se segue con il dito; in questo esercizio dovrai essere bravo, o brava, a rispettare i tempi di lettura del piccolo, per non rischiare di lasciarlo indietro nella lettura. Una buona alternativa a questa soluzione è l’utilizzo degli audiolibri.
  • Fai scomporre e ricomporre le parole, anche usando giochi di società come Scarabeo, Parolandia o altri sul genere.
  • Fai dividere le parole composte, ad esempio ’’automobile’’ diventa ’’auto – mobile’’, facendo anche realizzare al tuo bambino un disegno con la rappresentazione grafica della parola.

Il consiglio è sempre quello di rivolgersi a professionisti specializzati. Anche noi, nel nostro percorso GIFAMILY ci siamo rivolti a professionisti quali neurospicomotricisti e logopedisti per tutti i disturbi dello sviluppo.

Se vuoi approfondire l’argomento entra a far parte della nostra grande famiglia allargata di Gi FAMILY e non farti scappare le loro interviste.

Noi ci sentiamo alla prossima.