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Il Mio Bambino Non Mangia

di Claudia Denti, Novembre 22, 2023

In questo articolo affrontiamo un problema molto comune: il bambino non mangia.

“Non riesco a fargli mangiare nulla, se non le solite cose”

“Niente, il mio bambino non mangia niente!”

“Non so più cosa fare, sarà colpa mia…”

Ci sono bambini che mangiano anche le gambe del tavolo e altri che invece non ingeriscono più di un cucchiaino. Certo, come gli adulti, anche i bambini attraversano periodi in cui mangiano di più e periodi in cui mangiano di meno, ma la differenza è che il bambino deve crescere e svilupparsi molto velocemente.

L’adulto è tranquillamente in grado di saltare un pasto e poi recuperare al pasto successivo. 

Quando dobbiamo cominciare a fare attenzione all’alimentazione dei nostri bambini?

Quando preoccuparsi se il bambino non mangia?

Cominciamo dall’allattamento al seno o artificiale.

Sì, l’inizio è proprio la primissima poppata che il bambino fa. 

Solitamente molti genitori con bambini grandi, si chiedono perché il loro bambino abbia un rapporto così difficile con il cibo. 

Per un’attenta analisi bisogna partire proprio dall’inizio, ovvero dall’allattamento. 

L’allattamento deve essere svolto in totale serenità e tranquillità: dev’essere un momento piacevole e senza particolari problematiche. Se durante l’allattamento sorgono dei piccoli problemi di attacco o di suzione vanno risolti il prima possibile. 

L’allattamento è fondamentale per unire mamma e bambino in un legame forte.

Nel caso in cui non sia possibile allattare naturalmente, il momento dell’allattamento – anche se artificiale – resta unico e dev’essere altrettanto meraviglioso. 

La fase successiva all’allattamento è anch’essa può essere piuttosto complicata.

Lo svezzamento.

Lo svezzamento, indipendentemente dal tipo di svezzamento che hai scelto per il tuo bambino (classico o auto-svezzamento) dev’essere graduale, ben accettato dal bambino e soprattutto deve tener conto di un fattore: il bambino deve essere pronto a iniziare a introdurre cibi diversi dal latte. 

Sono molti i segnali che il nostro bambino ci invia per dimostrarci che è pronto:

  • sta seduto da solo
  • hai interesse per il nostro cibo
  • si porta il cibo alla bocca

Questo e molto altro viene affrontato in dettaglio nella guida che ho scritto per aiutare i genitori a far crescere un buon rapporto tra i propri figli e il cibo. 

Un bambino cosiddetto “difficile” con il cibo è solo un bambino che ha bisogno di trovare il proprio modo per avvicinarsi al cibo, per farlo in totale libertà e con le proprie tempistiche. 

Forzando il bambino o paragonando il proprio bambino a un’altro non si fa altro che aumentare il proprio stress e di conseguenza quello del nostro bambino. 

Se il bambino non mangia, potrebbe non essere ancora pronto. In questo caso non avere fretta: inizia gradualmente ed eventualmente attendi prima di procedere.

La sicurezza, soprattutto durante l’inizio dello svezzamento, è fondamentale. Ricorda quindi di farti trovare pronto e non rischiare la vita del tuo bambino: frequenta un corso di disostruzione pediatrica. 

I bambini, soprattutto nel primo periodo dello svezzamento, hanno bisogno di interagire con il cibo: saltare questi passaggi importanti significa compromettere il loro rapporto con il cibo sia presente che futuro.

Le abitudini del bambino che non mangia.

Introdurre delle abitudini apparentemente innocue, può portare a dei danni a lungo termine di enorme rilevanza. Se durante lo svezzamento, per far mangiare di più il tuo bambino lo distrai con il telefono, video o giochi, non potrai poi aspettarti che ami mangiare e che non pretenda ogni volta di avere il telefono davanti agli occhi per mangiare. 

Distrarre il tuo bambino dal cibo con l’uso di:

  • telefoni
  • giochi
  • tv
  • libri

non farà altro che evitargli di focalizzarsi sull’unica cosa su cui dovrebbe focalizzarsi: il cibo. Se non impara ad apprezzare il momento del pasto e il buon cibo, come pensi possa mangiare volentieri?

Se non impara a dare valore al cibo e si trova a ingurgitare cucchiai dopo cucchiai mentre è distratto, come potrà iniziare ad amare il momento del pasto?

Il suo rifiuto del cibo, la continua necessità nel sopperire a questo suo rifiuto, l’introduzione di cattive abitudini, non faranno altro che peggiorare nel tempo fino a diventare insostenibili sia per te che per lui. 

Naturalmente non è colpa tua, si tratta solo di conoscere le migliori modalità e metterle in pratica e purtroppo non ci sono molti posti dove impararle facilmente.

bambino non mangia

Come stimolare l’appetito di un bambino?

Prima di tutto, è essenziale capire che cercare di costringere i bambini a provare i cibi presenti sulla tavola, attraverso pressioni dirette o attivazione di sensi di colpa non farà del bene al rapporto che il tuo bambino ha col cibo.

Questo tipo di “pressione” da parte degli adulti è inefficace e deve essere evitata, in quanto non insegna al bambino a rispettare i segnali interni di fame e sazietà o le sue preferenze alimentari.

Molto spesso i genitori adottano queste tattiche di pressione per la paura che il loro bambino non stia mangiando abbastanza (quando in molti casi il bambino mangia, ma sono i genitori a dimenticarsi che ha mangiato pane, patatine, piccoli snack, frutta secca, merendine, durante il giorno e quindi al pasto poi non mangia), o possa addirittura sviluppare carenze nutrizionali significative. Per queste preoccupazioni è sempre consigliabile consultare il pediatra, che può valutare la crescita del bambino e fornire rassicurazione ai genitori o decidere di indagare più a fondo la situazione.

Come aiutare un bambino a mangiare?

Per aiutare il bambino a familiarizzare con un certo cibo, è dunque importante presentarglielo ripetutamente, evitando di forzarne l’interazione o di nasconderlo in altri alimenti senza che il bambino ne sia consapevole. Mascherare il cibo può generare sfiducia nei confronti di chi prepara i pasti e non porta all’accettazione dell’alimento offerto.

Se si desidera che un bambino inizi a mangiare verdure, si potrebbe iniziare chiedendogli di aiutare nella preparazione, affidandogli piccoli compiti adeguati alla sua età come lavarle, tagliarle o aggiungere il sale. Dopo di che, è importante essere pazienti e continuare a proporre l’alimento nonostante i rifiuti iniziali, variando le ricette e servendolo magari un paio di volte a settimana, senza adottare inutili ricatti o punizioni che possono minare anche l’autostima del bambino.

Noi siamo con te.

Noi di Genitore Informato siamo al tuo fianco lungo tutto il viaggio della genitorialità. Sappiamo quante difficoltà possono presentarsi e vogliamo supportarti attraverso le nostre guide, i nostri corsi e consulenze personalizzate.

Ricorda, in questo viaggio non sarete mai soli, noi siamo con voi.

Fonti

Scaglioni S, De Cosmi V, Ciappolino V, Parazzini F, Brambilla P, Agostoni C. Factors Influencing Children’s Eating Behaviours. Nutrients. 2018 May 31;10(6):706. doi: 10.3390/nu10060706. PMID: 29857549; PMCID: PMC6024598.
Articolo aggiornato al 22 Novembre 2023

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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