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Febbraio 21, 2023

Quando abbiamo un piccolino tra le mani, tutto è nuovo. Non sempre sappiamo come orientarci nelle nostre scelte e spesso le idee anche tra i professionisti variano di molto. Una scelta che può sembrarci piccola, ma non lo è, è quella dei biscotti neonato.

Ci sono dei casi in cui è meglio dare dei biscotti al piccolo, oppure andrebbero sempre evitati? In questo articolo vediamo cosa è meglio fare.

Quando si può dare il biscotto ai neonati?

Cominciamo dalle basi: il problema principale del biscotto sono gli zuccheri raffinati. Semplificando molto – la nutrizione è tutto fuorché una scienza semplice – gli zuccheri andrebbero sempre abbinati alle fibre con cui normalmente si “muovono”. Nel prossimo paragrafo approfondiamo un po’, ma adesso rispondiamo alla domanda del titolo: meglio non dare il biscotto ai neonati.

La loro alimentazione è calibrata al millimetro, almeno prima dello svezzamento e nel caso dell’allattamento artificiale. Il latte in formula è creato in modo da avere tutti i nutrienti necessari per il neonato, tant’è che non si aggiunge nemmeno l’acqua alle poppate: tutto quello che serve al neonato sta nel latte.

La stessa cosa vale per l’allattamento al seno: se si produce abbastanza latte, sarà il latte materno a fornire tutti i nutrienti necessari al pargolo. Entrambi i tipi di latte, peraltro, contengono già un alto quantitativo di zuccheri e il giusto apporto calorico per il bambino.

Se un biscotto sembra una piccola aggiunta, in realtà si va a sballare di molto la carica calorica e di zuccheri dell’intero pasto. Perché questo è un problema?

Come funziona la digestione degli zuccheri.

Gli zuccheri sono uno dei nutrienti più importanti e si caratterizzano principalmente in due categorie: zuccheri semplici e zuccheri complessi.

Questa differenza causa una digestione e un consumo radicalmente diversi. Consideriamo gli zuccheri come la nostra riserva primaria di energia: in pratica quello che è il carburante per un automobile.

Se questi non vengono utilizzati, il corpo umano li immagazzina per il futuro e può farlo accumulando grasso. In pratica tutto lo zucchero (sia carboidrati semplici che complessi) che non viene speso in attività fisica e metabolismo di base, viene accumulato nel corpo sotto forma di grasso.

Anche il grasso è una fonte di energia, ma richiede processi completamente diversi per essere trasformata in energia utilizzabile (tramite l’esercizio aerobico per esempio).

Per questo motivo aggiungere un bel po’ di zuccheri con anche solo un biscotto a un’alimentazione perfettamente calibrata può causare non pochi problemi sia nel breve che nel lungo termine.

Biscotto al neonato

Quanti biscotti bimbo 6 mesi?

Se siamo certi che prima dei 6 mesi non dovremmo mai aggiungere un biscotto al latte, dopo i sei mesi si può essere un po’ più permissivi (tenendo sempre e comunque conto di quello che abbiamo detto prima e di tanti altri motivi per cui non bisognerebbe mai abbondare con zuccheri semplici, se non nella loro forma originaria – cioè la frutta).

Dal momento in cui il bambino inizia lo svezzamento, infatti, l’equilibrio “perfetto” nutrizionale che veniva apportato dal latte si spezza e i pasti sono tutti diversi. Questa varietà permette anche delle piccole integrazioni che possono essere più tollerabili.

Per esempio, se al pasto principale il bambino ha mangiato meno carboidrati, per gusto personale o perché abbiamo sbagliato le misure, allora non sarà un gran danno se saltuariamente integriamo a merenda con mezzo biscotto.

Come per ogni cosa, ricordati sempre questo: giusto e sbagliato sono concetti relativi, conta ciò che vuoi ottenere con le tue scelte nel lungo periodo.

Lo zucchero come le droghe pesanti?

Lo so, sembra esagerato paragonare lo zucchero a droghe come la cocaina, per esempio, ma ci sono moltissimi studi che dimostrano come l’attivazione cerebrale sia equivalente e in alcuni casi superiore (eccone qui un paio – primo studio, secondo studio – che puoi leggerti se hai un buon rapporto con l’inglese.)

Facciamo però un passo indietro e parliamo brevemente di come funzionano i nostri processi decisionali.

All’interno del cervello, i neuroni comunicano attraverso piccole scariche elettriche e reazioni chimiche – attraverso quelli che si chiamano neurotrasmettitori – e uno di questi circuiti è un circuito “premiante”: quello della dopamina.

Anche qui, siamo costretti a semplificare affiché sia comprensibile, ma permettici questa semplificazione. La dopamina serve al cervello per dare piacere istantaneo e, in pratica, premiare cosa è un bene nell’immediato e, allo stesso tempo, ci ha fatto sopravvivere.

Il problema di questo circuito qual è: che con dosi sufficientemente alte di dopamina, il circuito stesso “impazzisce” e cambia le sue sensibilità. Questo causa problemi con le scelte che hanno punte più basse di attivazione.

Cosa significa, dunque?

Ti faccio un esempio pratico: se mangio un broccolo, che ha un sapore molto delicato, il mio corpo rilascerà un po’ di dopamina perché si rende conto che mi sto nutrendo. Quindi sto facendo un’azione decisiva per la sopravvivenza e sto mangiando qualcosa che non è velenoso.

Se mangio un cibo molto salato (ma non troppo) oppure un dolce, il mio corpo rilascerà molta più dopamina e naturalmente “marchierà” quelle due scelte in maniera diversa: cibi saporiti e dolci sono “meglio, molto meglio” del broccolo.

Anche se, di fatto, non è vero. A livello nutrizionale, molto probabilmente, un broccolo è meglio di un chilo di porchetta fritta o di un tiramisù, ma il cervello registra invece quanto è “premiante” l’esperienza del dolce o del cibo grasso e ipersaporito.

C’è una ragione per tutto questo: il nostro cervello è ancora indietro rispetto al presente: ci vogliono migliaia di anni affinché la biologia cambi e quindi il nostro cervello funziona in maniera molto simile a quando eravamo dei cacciatori-raccoglitori nomadi: il cibo non c’era sempre e quindi tutto quello che ci permetteva di assimilare energie anche per il futuro era assolutamente prioritario.

Zuccheri e grassi, in pratica. Cibi ipercalorici.

Solo che adesso li abbiamo sempre a disposizione… e infatti abbiamo problemi enormi di obesità tra tutte le classi di popolazione, inclusi i bambini (sembra che circa 1 bambino su 3 in Italia sia obeso o in sovrappeso).

biscotti al neonato

Biscotti neonato: i dolci sono “il male”?

Assolutamente no. Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, gli zuccheri sono un alimento fondamentale per la vita: sono la nostra fonte primaria di energia e ci permettono di funzionare come esseri umani. Ma tra ingerire zuccheri nella maniera migliore e abusarne il passo non è così grande come può sembrare.

I valori nutrizionali ottimali per una dieta sana sono disponibili quasi ovunque e un buon pediatra o un nutrizionista pediatrico sono certamente in grado di mostrarti come integrare anche qualcosa di dolce (la vita dev’essere comunque un piacere da vivere) nella dieta del tuo bambino, al momento giusto e nelle modalità migliori.

Se è meglio non dare mai il biscotto prima dei sei mesi (anche se assurdamente molti pediatri lo consigliano ancora), dai 6 mesi in poi qualche piccolo sgarro si può fare ogni tanto.

Noi siamo con te.

Noi di Genitore Informato siamo al tuo fianco dal periodo della gravidanza (qui trovi il nostro corso preparto) al post-parto, con tutte le decisioni che bisogna prendere riguardo la gestione, l’educazione, il sonno e i pasti del bambino.

Se senti il bisogno di supporto diretto, possiamo aiutarti con una consulenza personalizzata, che effettuiamo in videochiamata per risolvere un tuo problema più immediato.

In ogni caso, continua a prepararti e informarti: così sarai più serena nel crescere tuo figlio in maniera sana e felice.

Dott.ssa Claudia Denti

Laureata in Scienze dell’Educazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica.
Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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