Il fenomeno del “brain rot” sta emergendo come una delle più significative sfide cognitive della nostra era digitale. Questo termine, eletto parola dell’anno 2024 dall’Università di Oxford, descrive un fenomeno sempre più diffuso che starebbe influenzando profondamente il modo in cui pensiamo, apprendiamo e interagiamo con il mondo che ci circonda.
Non solo Italian Brainrot
L’Italian Brainrot è un fenomeno virale nato sui social, in particolare su TikTok e Instagram, che consiste in una serie di meme caratterizzati da immagini e testi volutamente assurdi, privi di senso, spesso volgari o blasfemi, e realizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
I protagonisti di questi meme sono creature surreali e grottesche (come Tralalero Tralalà, uno squalo antropomorfo con sneakers, o Bombardiro Crocodilo, un coccodrillo-bombardiere) accompagnate da filastrocche nonsense recitate da voci sintetiche, che mischiano riferimenti pop, bestemmie, black humor e una totale assenza di logica narrativa.
Il successo dell’Italian Brainrot risiede proprio nella sua capacità di portare all’estremo il nonsense tipico dei meme, svuotando di significato i contenuti fino a renderli puro intrattenimento surreale e “marcio”, quasi uno specchio deformante della cultura internet contemporanea.
Questo trend, nato in Italia a inizio 2025, ha rapidamente conquistato un pubblico internazionale, diventando una delle mode più riconoscibili e discusse del web.
Se in parte si potrebbe pensare che questo sia un effetto dell’effettivo brain rot, non è così: è solamente un trend di comicità nonsense tipico dell’attuale generazione.
Ma parliamo del vero significato di Brain Rot.
Cos’è il Brain Rot e perché è preoccupante
Il brain rot, letteralmente “cervello che marcisce”, non parrebbe essere semplicemente un nuovo termine di tendenza.
Nato nel XIX secolo, ha acquisito un significato completamente nuovo nell’era dei social media.
Secondo la definizione degli esperti di Oxford, rappresenta il “deterioramento dello stato mentale o intellettuale di una persona, risultante dal consumo eccessivo di contenuti considerati banali o non impegnativi“.
Questo fenomeno si manifesta in modo particolarmente evidente quando, dopo una giornata di lavoro o studio, ci ritroviamo a scrollare infinitamente sui social media, consumando contenuti che raramente arricchiscono la nostra mente.
Il risultato? Una sensazione di vuoto mentale, alienazione e stanchezza che paradossalmente contrasta con l’apparente natura rilassante di questa attività.
L’impatto neurologico del consumo passivo di contenuti
Il nostro cervello è un organo incredibilmente plastico, che si modifica e si adatta continuamente agli stimoli che riceve.
Quando lo esponiamo costantemente a contenuti superficiali e frammentati, inizia ad adattarsi a questo tipo di elaborazione delle informazioni.
È come allenare un atleta a fare sempre e solo esercizi leggeri: col tempo, perderà la capacità di affrontare sfide più impegnative.
Gli esperti in neuroscienze hanno identificato diversi meccanismi attraverso cui il brain rot influenza le nostre capacità cognitive:
- Riduzione della capacità di attenzione prolungata
- Diminuzione della memoria di lavoro
- Indebolimento del pensiero critico
- Alterazione dei meccanismi di gratificazione cerebrale

Il ruolo della dopamina nel ciclo dello scrolling
Un aspetto fondamentale del brain rot è il suo legame con il sistema di ricompensa del cervello.
Ogni volta che scorriamo il feed dei social media, il nostro cervello riceve piccole dosi di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla gratificazione.
Questo meccanismo crea un ciclo di dipendenza che ci spinge a cercare sempre nuovi contenuti, anche quando questi non ci interessano veramente.
Impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni
Le conseguenze del brain rot si estendono ben oltre la sfera cognitiva, influenzando:
Produttività e apprendimento
- Difficoltà nel mantenere la concentrazione su compiti complessi
- Riduzione della capacità di apprendimento profondo
- Diminuzione della creatività e del problem-solving
Benessere emotivo
- Aumento dei livelli di ansia e stress
- Sensazioni di inadeguatezza e FOMO (Fear Of Missing Out)
- Deterioramento della qualità del sonno
Relazioni Interpersonali
- Riduzione della qualità delle interazioni faccia a faccia
- Diminuzione dell’empatia e della comprensione emotiva
- Superficialità nei rapporti sociali
Come scamparla?
Come possiamo quindi proteggerci da questo deterioramento cognitivo?
La risposta sta nell’adottare quello che gli esperti chiamano “igiene digitale”, un insieme di pratiche quotidiane che ci aiutano a mantenere una relazione sana con la tecnologia.
Non si tratta di eliminare completamente i social media dalla nostra vita, ma piuttosto di stabilire dei confini chiari. Proprio come ci prendiamo cura del nostro corpo con una routine quotidiana, dovremmo dedicare la stessa attenzione alla nostra salute digitale.
Un primo passo importante è quello di stabilire degli orari specifici per l’uso dei social media, proprio come facciamo con i pasti durante la giornata.
Questo potrebbe significare, per esempio, decidere di controllare i social solo durante la pausa pranzo e dopo cena, evitando il riflesso di aprire le app ogni volta che abbiamo un momento libero.
Esistono diverse app che possono aiutarci a monitorare e gestire il nostro tempo online, fungendo da “sveglie digitali” che ci ricordano quando è ora di staccare.
E oltre all’igiene digitale?
Ma l’igiene digitale è solo l’inizio. Per mantenere il nostro cervello attivo e in salute, è fondamentale dedicare tempo ad attività che stimolano veramente le nostre capacità cognitive.
La lettura profonda, per esempio, è un ottimo allenamento: quando ci immergiamo in un libro, il nostro cervello deve costruire immagini, fare collegamenti e mantenere l’attenzione per periodi prolungati.
Anche la meditazione mindfulness può giocare un ruolo importante, aiutandoci a riconnettere con il momento presente e a rafforzare la nostra capacità di concentrazione.
Non dobbiamo dimenticare l’importanza delle relazioni umane reali.
Il contatto faccia a faccia, le conversazioni profonde, le risate condivise con gli amici: sono tutte esperienze che nutrono il nostro cervello in modo che nessun social media potrà mai replicare.
Dedicarsi a hobby che non coinvolgono schermi – che si tratti di giardinaggio, pittura, sport o musica – non solo ci aiuta a sviluppare nuove competenze, ma ci permette anche di vivere esperienze più ricche e appaganti.
Rafforzare l’educazione digitale
L’educazione digitale gioca un ruolo fondamentale in questo processo di cambiamento.
Non è qualcosa che riguarda solo i più giovani: tutti noi abbiamo bisogno di imparare a navigare consapevolmente nel mondo digitale.
I genitori, in particolare, hanno una doppia responsabilità: devono educare se stessi e i propri figli. Il modo migliore per farlo è attraverso l’esempio: quando i genitori mostrano un uso consapevole della tecnologia, stabiliscono regole familiari chiare sull’utilizzo dei dispositivi e promuovono attività alternative stimolanti, creano un ambiente in cui il dialogo sui rischi e i benefici della tecnologia diventa naturale e costruttivo.
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Fonti
Korte M. The impact of the digital revolution on human brain and behavior: where do we stand? . Dialogues Clin Neurosci. 2020 Giu;22(2):101-111. doi: 10.31887/DCNS.2020.22.2/mkorte. PMID: 32699510; PMCID: PMC7366944.
