Convulsioni febbrili: quali tipi e cosa fare

di Giorgio Cuffaro - Pediatra, Agosto 30, 2026

Giorgio Cuffaro, Laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Pediatria.

Le convulsioni febbrili sono una delle principiali preoccupazioni dei genitori quando i bambini presentano febbre.

Le convulsioni febbrili sono uno dei motivi per cui la febbre viene abbassata coi farmaci antipiretici, magari 2 diversi alternati ogni 4 ore, senza una vera indicazione.

Indicazione che, chi mi segue, sa dovrebbe essere quella e solo quella di trattare dolore o malessere che, le linee guida internazionali, chiamano “discomfort”.

convulsioni febbrili

Cosa sono le convulsioni febbrili?

Sono eventi critici di natura epilettica (e quindi in tutto e per tutto simili a una crisi epilettica vera e propria) che si verificano però:

  • in corso di febbre: temperatura > 38°C (rilevabile anche poco dopo l’episodio);
  • in assenza di infezioni del sistema nervoso centrale (che altrimenti sono manifestazione di una encefalite o meningite);
  • tra i 6 mesi e i 60 mesi (che pare una stagionatura ma aiuta a ricordare l’intervallo di tempo: entro i 5-6 anni).

Riguardano circa il 3% della popolazione pediatrica con picco di incidenza attorno ai 18 mesi (un anno e mezzo).

Si distinguono in semplici e complesse.

Convulsioni febbrili semplici

Si verificano se sono presenti tutti i seguenti criteri:

  • sono generalizzate: interessano entrambi gli emisferi cerebrali e riguardano “tutto” il corpo;
  • durano meno di 15 minuti (si risolvono da sole);
  • non si ripetono nelle 24 ore successive;
  • non causano danni cerebrali;
  • dopo risoluzione il bambino si riprende completamente.

Convulsioni febbrili complesse

In questo caso basta la presenza di un solo criterio:

– sono parziali (interessano una delimitata area del cervello riguardando poi “una parte” del corpo);

– durano più di 15 minuti;

– si ripetono entro 24 ore;

– persistono segni neurologici dopo la risoluzione (paralisi di Todd);

– richiedono la somministrazione di farmaci per la risoluzione;

– si verificano in pazienti con problemi neurologici pregressi.

Gestione secondo linee guida

Convulsioni febbrili semplici: in bambino con più di 18 mesi: osservazione di almeno 2 ore e dimissione senza ulteriori accertamenti (non richiederebbe esami del sangue e visita neurologica con EEG – ElettroEncefaloGramma).

Convulsioni febbrili semplici in bambini con meno di 18 mesi: osservazione di almeno 24 ore per valutare eventuale insorgenza di segni che facciano pensare a una infezione del sistema nervoso centrale (con eventuale esecuzione di esami).

Convulsioni febbrili complesse: ricovero ed accertamenti (anche in caso di temperatura rilevata < 38°C o età inferiore ai 6 mesi o superiore ai 6 anni, che allora va esclusa una forma di epilessia).

3-4 casi su 10 presenteranno una recidiva.

1-2 casi su 100 delle forme semplici evolveranno in epilessia vera e propria.

10 casi su 100 delle forme complesse evolveranno in epilessia vera e propria.

Cosa fare durante una convulsione febbrile (e durante una crisi epilettica in generale)?

  • mantenere la calma (non facile)
  • registrare la durata della crisi, possibilmente eseguendo un video che sarà molto utile ai medici;
  • allentare indumenti stretti, in particolare cinture ed eventuali colletti;
  • NON IMMOBILIZZARE (rischio fratture!);
  • posizionare il bambino di fianco, possibilmente col capo più in basso del torace (per prevenire l’inalazione di vomito o secrezioni);
  • imuovere con un fazzoletto eventuali secrezioni nasali/orali, ma senza aprire la bocca (che non va MAI aperta tantomeno introducendo dita o altri oggetti tra i denti, che potrebbero rompersi o causare amputazione delle dita del soccorritore sprovveduto);
  • Se al primo episodio, chiamare i soccorsi.
  • Se l’episodio successivo al primo (30-40% dei casi) segue le indicazioni già fornite e, in caso di convulsione febbrile, chiamare i soccorsi se somministrati farmaci e/o durata superiore ai 5 minuti.

N.B. 1: non è dimostrato che, trattate tempestivamente la febbre al suo insorgere prevenga la comparsa di convulsioni febbrili.

N.B. 2: ci sono deboli evidenze che, dopo il primo episodio convulsivo e all’interno di quello stesso evento infettivo, mantenere bassa la temperatura nelle ore successive prevenga le recidive.

E quindi, salvo non si sia appena verificata una convulsione febbrile, NON HA ALCUN SENSO trattare compulsivamente la febbre magari alternando ogni 4 ore paracetamolo e ibuprofene, salvo il bambino non presenti discomfort.

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Nota: l’immagine è stata generata con IA

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

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Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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