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Bambino disprassico: come mi devo comportare?

di Claudia Denti, Marzo 18, 2024

Se il tuo bambino sta avendo alcune difficoltà specifiche potresti aver pensato che si tratti di un bambino disprassico. Magari c’è dietro una diagnosi o forse hai solo qualche dubbio, la cosa migliore è iniziare a informarsi per poi recarsi dal pediatra che ti indicherà il percorso migliore per gestire questa situazione.

Intanto impariamo insieme com’è un bambino disprassico e cosa si può fare.

Cosa vuol dire essere Disprassico?

La disprassia è un disturbo neuropsicologico che influisce sulla capacità di un individuo di pianificare e processare i movimenti motori. Nonostante non influenzi direttamente lo sviluppo motorio complessivo, condiziona la gestione di movimenti comuni utilizzati nelle attività quotidiane, come vestirsi, svestirsi e allacciarsi le scarpe. Questo può portare a difficoltà nel compiere gesti espressivi per comunicare emozioni e stati d’animo.

La disprassia può manifestarsi in molteplici forme, ognuna con le sue caratteristiche uniche:

  • Disprassia melocinetica: questo tipo di disprassia causa difficoltà nell’eseguire movimenti veloci e sequenziali, come battere le mani o picchiare un tamburo.
  • Disprassia Ideomotoria: chi ne soffre ha problemi nell’eseguire azioni semplici che coinvolgono sia il movimento che l’uso di oggetti, come ad esempio usare un cucchiaino per mescolare il tè.
  • Disprassia Ideativa: chi ne soffre ha problemi nel capire come eseguire azioni complesse, anche se ne conosce il concetto. Per esempio, potrebbe non sapere come impostare una tavola per la cena, nonostante sappia che cosa significa.
  • Disprassia Costruttive: chi ne soffre ha difficoltà a organizzare componenti spaziali, come ad esempio costruire un modello Lego seguendo le istruzioni.
  • Disprassie Posturali-Assiali: chi ne soffre ha difficoltà a realizzare posture in base alle proprie intenzioni o a un modello, come ad esempio assumere la posizione corretta per un esercizio di yoga.
  • Disprassia dell’Abbigliamento: chi ne soffre ha problemi a relazionare i movimenti del proprio corpo con i vestiti, come ad esempio fare fatica ad infilare un braccio nella manica di una giacca.
  • Disprassia della Deambulazione: chi ne soffre ha difficoltà a modificare il proprio modo di camminare in base alle esigenze, come ad esempio camminare su un terreno accidentato.
  • Disprassie Bucco-Linguali o Disprassie Bucco-Facciali: chi ne soffre ha difficoltà a eseguire azioni con la bocca, la lingua o i muscoli del viso, come ad esempio soffiare le candeline su una torta.
  • Disprassia dell’Espressività o Discinesia: chi ne soffre ha problemi ad esprimere emozioni attraverso il viso, come ad esempio fare una smorfia di tristezza.
  • Disprassie Oculari: chi ne soffre ha problemi a controllare intenzionalmente lo sguardo, come ad esempio seguire con gli occhi il movimento di un oggetto.
  • Disprassie verbali: chi ne soffre ha difficoltà ad articolare suoni, sia con che senza significato, come ad esempio pronunciare correttamente le parole.

A causa della grande varietà di disprassie, capirai che ogni situazione è unica e richiede una diagnosi e un percorso terapeutico unico.

Quali sono i sintomi della disprassia?

La disprassia si manifesta attraverso diversi sintomi, che includono difficoltà nell’organizzazione degli schemi motori, problemi di coordinazione, difficoltà nel controllo della direzione del movimento e nell’effettuare movimenti in rapida successione. Questi sintomi possono diventare evidenti durante le attività ludiche del bambino disprassico, mettendo in luce alcune difficoltà motorie che possono influenzare le sue capacità cognitive e la sua interazione con l’ambiente.

Vediamo più in dettaglio quali sono alcuni sintomi della disprassia:

I sintomi della disprassia possono variare notevolmente da individuo a individuo e possono cambiare nel corso del tempo. Tuttavia, alcuni sintomi comuni possono includere:

  • Difficoltà nelle abilità motorie grossolane: questo può includere problemi con attività come correre, saltare, lanciare e prendere una palla, e mantenere l’equilibrio. I bambini con disprassia possono sembrare goffi o mal coordinati.
  • Difficoltà nelle abilità motorie fini: questo può includere problemi con attività che richiedono un elevato grado di controllo e precisione, come scrivere, disegnare, abbottonarsi la camicia o allacciarsi le scarpe.
  • Problemi di linguaggio e comunicazione: alcuni bambini con disprassia possono avere difficoltà nell’articolare parole, nel parlare in modo fluente e nel comprendere istruzioni complesse.
  • Difficoltà di organizzazione e pianificazione: questi bambini possono avere problemi nel seguire una sequenza di istruzioni, nel ricordare cosa devono fare dopo o nell’organizzare i loro pensieri in modo logico.
  • Difficoltà di apprendimento: molti bambini con disprassia hanno difficoltà a concentrarsi, a mantenere l’attenzione e a trattare informazioni nuove o complesse.
  • Problemi emotivi e sociali: il bambino disprassico può avere problemi di autostima e difficoltà nei rapporti con gli altri. Alcuni bambini possono sentirsi frustrati o si possono ritirare dalle attività di gruppo a causa delle loro difficoltà.
  • Problemi di coordinamento occhio-mano: Questo può portare a problemi nello svolgimento di attività quali leggere, scrivere, disegnare e giocare a giochi che richiedono precisione.
  • Difficoltà di percezione spaziale: I bambini con disprassia possono avere problemi a giudicare distanze, altezze, profondità o velocità.

È importante notare che la presenza di uno o più di questi sintomi non indica necessariamente la presenza di disprassia. Se sospetti che tuo figlio possa avere disprassia, è importante consultare un professionista sanitario per una diagnosi accurata.

disprassico

Come si comporta un bambino disprassico?

Come abbiamo detto, un bambino con disprassia può sembrare goffo nei suoi movimenti e può avere difficoltà con attività che richiedono una sequenza di movimenti, come allacciarsi le scarpe o vestirsi. Può anche avere problemi nel mantenere l’equilibrio, nel salto, nella corsa e nel lancio di una palla. Questi bambini potrebbero anche mostrare una marcata mancanza di interesse nelle attività motorie e apparire lenti nelle loro azioni.

Come parla un bambino disprassico?

Avrai capito che la disprassia può influenzare l’abilità di parlare. Un bambino disprassico potrebbe avere difficoltà nell’articolare suoni o parole e può parlare in modo lento e scandito. In alcuni casi, il linguaggio può essere semplice e poco strutturato, mentre in altri casi può essere nella norma.

Come cammina un Disprassico?

La disprassia può influenzare anche il modo in cui un bambino cammina. Potrebbe infatti avere difficoltà nell’adattare il proprio cammino a richieste particolari, come cambiare direzione o velocità. In alcuni casi, il camminare può sembrare incerto o goffo.

Qual è la relazione tra autismo e disprassia?

La disprassia e l’autismo sono due condizioni distinte, ma possono coesistere. Alcuni studi suggeriscono che fino al 50% dei bambini con autismo può avere anche disprassia. Entrambe le condizioni possono influenzare le abilità motorie, la comunicazione e le interazioni sociali. Tuttavia, è importante sottolineare che non tutti i bambini con disprassia hanno l’autismo, e viceversa.

Quali sono le cure per la disprassia?

Un approccio terapeutico efficace per la disprassia richiede un piano di trattamento personalizzato, in quanto la genesi di questo disturbo può variare notevolmente da individuo a individuo. Ecco alcuni principi fondamentali che dovrebbero essere inclusi nel piano di trattamento:

Si inizia con attività che aiutano il bambino a migliorare la sua consapevolezza corporea, ossia la sua conoscenza e comprensione del proprio corpo nello spazio. Questo può essere realizzato attraverso esercizi di coordinazione e bilanciamento, o attraverso attività che richiedono movimenti precisi.

Le attività di comunicazione gestuale, posturale e mimica sono altrettanto importanti, in quanto aiutano il bambino a esprimere i suoi pensieri e sentimenti attraverso il movimento e l’espressione facciale.

L’uso dei simboli può essere facilitato con attività che incoraggiano il bambino a usare oggetti per rappresentare idee o concetti. Ad esempio, potrebbe essere chiesto al bambino di usare blocchi per costruire una storia.

Altre attività potrebbero includere l’analisi di oggetti da diverse angolazioni, organizzazioni spaziali tridimensionali come incastri e costruzioni, e organizzazioni spaziali bidimensionali come attività grafiche.

Per aiutare il bambino a sviluppare flessibilità nel pensiero, potrebbe essere utile incoraggiare l’uso di strategie diverse per raggiungere lo stesso risultato. Ad esempio, potrebbe essere chiesto al bambino di trovare diversi modi per risolvere un puzzle.

Alcune azioni di uso frequente potrebbero essere automatizzate attraverso la ripetizione, mentre le attività di analisi della percezione visiva potrebbero aiutare il bambino a migliorare la sua capacità di focalizzarsi e di discriminare tra diverse forme e colori.

L’attenzione selettiva può essere migliorata attraverso attività che richiedono al bambino di concentrarsi su un compito specifico tra una serie di distrazioni.

È importante anche rafforzare l’autostima del bambino e promuovere un senso di fiducia in sé stesso. Ciò può essere realizzato attraverso l’incoraggiamento e il riconoscimento dei suoi progressi.

Le figure parentali svolgono un ruolo fondamentale nel fornire un adeguato supporto e stimolo al bambino. La collaborazione con le figure educative e scolastiche è altrettanto cruciale per garantire un approccio coerente e di supporto per il bambino in tutti gli ambienti.

Infine, il piano di trattamento dovrebbe essere focalizzato sul recupero specifico del disturbo. Gli obiettivi dell’intervento saranno identificati sulla base della specifica tipologia disprassica del bambino.

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Noi di Genitore Informato, ci impegniamo a fornire risorse, guide, corsi e consulenze personalizzate per aiutare te e il tuo bambino a navigare attraverso le sfide familiari. Sappiamo quanto può essere difficile affrontare questo percorso, e siamo qui per sostenerti in ogni passo del cammino. Ricorda, non sei solo in questo viaggio. Siamo qui per aiutarti.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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