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Gennaio 26, 2024

La società moderna si trova di fronte a sfide di natura psicologica sempre più complesse, causate anche dalla pervasività degli smartphone e dei social media che ci “chiudono” ognuno nella propria bolla. Una di queste è la sindrome da isolamento sociale conosciuta come “Hikikomori”. In questo articolo esploreremo in dettaglio questo fenomeno, le sue cause, caratteristiche e come offrire sostegno a chi ne è affetto.

Cosa fa un Hikikomori?

Il termine Hikikomori, originario del Giappone, descrive individui che si ritirano dalla vita sociale, spesso rifugiandosi nelle loro case per mesi o addirittura anni… o per sempre. Queste persone evitano contatti esterni e interazioni sociali, preferendo una vita di isolamento. Il fenomeno, inizialmente identificato in Giappone, è ormai riconosciuto in diverse nazioni, Italia compresa.

I Hikikomori trascorrono la maggior parte del loro tempo in solitudine, spesso nelle loro camere, lontani da sguardi esterni. La giornata tipo di un Hikikomori può variare in base alle circostanze individuali, ma è comunemente caratterizzata da una routine che esclude qualsiasi forma di interazione sociale diretta. La questione è particolarmente preoccupante quando riguarda i nostri ragazzi tra la pre-adolescenza e l’adolescenza in quanto non riescono a costruirsi le necessarie reti sociali, se non saltuariamente in maniera virtuale.

Perché si diventa Hikikomori?

Le ragioni alla base di questo isolamento volontario sono molteplici e complesse. Tra i fattori contribuenti ci sono pressioni sociali e aspettative, difficoltà nelle relazioni interpersonali – anche magari causata da episodi di bullismo o cyberbullismodepressione, ansia sociale e altre questioni di salute mentale. In alcuni casi, la scelta di diventare Hikikomori può essere innescata da un evento traumatico o da un insuccesso scolastico o lavorativo.

Anche l’educazione ricevuta, il contesto familiare e la cultura di appartenenza giocano un ruolo importante. Non è raro che i Hikikomori provengano da famiglie in cui si esercita una forte pressione per il successo personale e accademico, o dove le dinamiche familiari sono conflittuali o soffocanti.

Come passano il tempo gli Hikikomori?

All’interno delle loro abitazioni, gli Hikikomori tendono a sviluppare routine che possono includere l’uso di internet, videogiochi, lettura o altre attività che non richiedono contatto diretto con altre persone. Il mondo virtuale diventa spesso un rifugio, un luogo dove possono interagire in modo anonimo e senza il peso delle aspettative sociali.

Nonostante questo, il loro stile di vita è spesso caratterizzato da un senso di vuoto e noia. La mancanza di stimoli esterni e di una vita sociale attiva può portare a una progressiva perdita di abilità sociali e a un aggravamento delle condizioni di salute mentale.

Come si cura la sindrome di Hikikomori?

La sindrome Hikikomori richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga professionisti della salute mentale, come psicologi e psichiatri, e che possa essere personalizzato in base alle esigenze dell’individuo. Il processo di recupero può includere terapia individuale o di gruppo, programmi di reinserimento sociale e, se necessario, trattamenti farmacologici.

Il supporto della famiglia è fondamentale per incoraggiare la persona a cercare aiuto e aderire al trattamento. La comprensione e l’accettazione da parte dei familiari possono fornire una base solida per il processo di recupero, evitando così di aggravare la situazione con ulteriori pressioni. Naturalmente ci rendiamo conto che può essere molto difficile, anche perché spesso la famiglia stessa è la causa dell’isolamento del soggetto e probabilmente molti dei membri avrebbero bisogno di un supporto psicologico esterno che non sempre viene chiesto.

Naturalmente, il nostro consiglio è chiedere aiuto esterno, così da portare il maggior benessere nel minor tempo possibile.

Come capire se si è un Hikikomori?

Riconoscere i segnali che possono indicare una tendenza all’isolamento è il primo passo per affrontare la sindrome. Questi segnali includono la progressiva riduzione delle interazioni sociali, il desiderio di trascorrere la maggior parte del tempo da soli, la perdita di interesse per attività precedentemente piacevoli e la crescente difficoltà a lasciare la propria abitazione. Alcuni di questi sono anche sintomi di condizioni diverse, come per esempio la depressione, per questo è fondamentale cercare aiuto professionale. Non è escluso che le due cose non siano collegate. I passi da compiere possono sembrare difficili, ma è essenziale ricordare che il percorso verso il recupero è possibile e che ci sono risorse a disposizione per supportare chi ne ha bisogno.

Quanti casi di Hikikomori ci sono in Italia?

La presenza del fenomeno Hikikomori in Italia è stata oggetto di studio negli ultimi anni. Benché non ci siano dati ufficiali esaustivi, le stime suggeriscono che ci possano essere circa 67mila casi. L’attenzione crescente verso questa condizione ha spinto istituzioni e associazioni a promuovere studi dedicati.

La complessità della sindrome e la sua relativa novità nel contesto italiano rendono essenziale un continuo aggiornamento e una maggiore sensibilizzazione sull’argomento, così da poter identificare e assistere efficacemente chi ne è colpito.

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Fonti

Pozza A, Coluccia A, Kato T, Gaetani M, Ferretti F. The ‘Hikikomori’ syndrome: worldwide prevalence and co-occurring major psychiatric disorders: a systematic review and meta-analysis protocol. BMJ Open. 2019 Sep 20;9(9):e025213. doi: 10.1136/bmjopen-2018-025213. PMID: 31542731; PMCID: PMC6756420.

Dott.ssa Claudia Denti

Laureata in Scienze dell’Educazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica.
Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

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Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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