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Induzione parto: quando si fa il parto indotto?

di Severino Cirillo, Febbraio 18, 2023

Il parto indotto è una procedura medica sempre più diffusa in cui la parte più attiva del travaglio viene velocizzata artificialmente o, appunto, indotta prima che inizi spontaneamente. Le ragioni per cui viene scelta l’induzione parto possono variare da motivi medici, come la salute della madre o del bambino, a ragioni personali, come la scelta della data di nascita del bambino. Il parto indotto è comunque una procedura che comporta alcuni rischi e alcuni benefici, tutti da valutare prima e al momento del travaglio. In questo articolo esploreremo le ragioni per cui il parto indotto può essere necessario e i diversi metodi utilizzati per indurre il travaglio.

Quanto tempo ci vuole dall’induzione al parto?

Il tempo che intercorre dall’induzione del parto alla nascita del bambino dipende da molti fattori, come il metodo utilizzato per indurre il parto, lo stato di avanzamento del collo dell’utero, la salute del bambino e altri fattori individuali. In generale, il parto indotto richiede più tempo rispetto a quello naturale, poiché il corpo ha bisogno di essere stimolato a iniziare il travaglio e, a seconda dei metodi, la progressione potrebbe essere più o meno lenta. In alcuni casi, possono essere necessari più interventi per velocizzare il processo.

Tuttavia, in media, il parto indotto dura tra le 12 e le 24 ore, ma può anche durare di più. È importante discutere con il proprio ginecologo le aspettative riguardo a ciò che si proverà durante un’eventuale induzione e se questo procedimento è davvero necessario.

Come funziona l’induzione del parto?

L’induzione del parto può essere ottenuta con diversi metodi, a seconda delle condizioni della madre e del bambino. In generale, l’obiettivo è stimolare le contrazioni uterine per iniziare il travaglio di parto. Alcuni dei metodi più comuni per indurre il parto includono:

  1. Distacco delle membrane: in questa procedura il medico utilizza un dito per staccare delicatamente le membrane che uniscono il collo dell’utero alla sacca amniotica. Questo distacco può causare il rilascio di prostaglandine, ormoni che possono indurre le contrazioni uterine;
  2. Ossitocina sintetica: l’ossitocina è un ormone che normalmente stimola le contrazioni uterine e può essere somministrata sinteticamente mediante un’infusione in vena. La dose viene aumentata gradualmente fino a quando non si raggiungono dilatazione e ritmo di contrazioni adeguato;
  3. Rottura delle acque: in questo caso, il medico utilizza un piccolo strumento per rompere la sacca amniotica che circonda il feto. Questo è normalmente un procedimento indolore e la manovra può facilitare il rilascio di ormoni favorevoli alle contrazioni;
  4. Induzione con gel: il gel di prostaglandine viene applicato direttamente sul collo dell’utero per aiutare la “maturazione” del collo dell’utero e facilitare le contrazioni;

Prima di optare per l’induzione del parto, il medico valuterà le condizioni della madre e del bambino per decidere il metodo migliore. Inoltre, il medico monitorerà costantemente la salute del bambino e la progressione del travaglio per assicurarsi che tutto proceda come previsto e, in casi di emergenza, procedere a un eventuale parto cesareo.

Induzione parto

Quando ti fanno l’induzione?

L’induzione del parto viene fatta quando il parto non inizia naturalmente o quando ci sono ragioni mediche o di sicurezza che richiedono il parto anticipato. Alcune delle ragioni mediche per cui potrebbe essere necessario un parto indotto includono:

  • la rottura delle membrane senza inizio del travaglio;
  • pressione sanguigna troppo alta o altre complicazioni mediche della madre, come la preeclampsia;
  • problemi di salute del feto, come crescita compromessa o carenza di ossigeno e sofferenza fetale;
  • diabete gestazionale non controllato;
  • gravidanza post-termine, cioè il parto non è ancora iniziato dopo la 42ª settimana di gravidanza.
  • Fecondazione assistita: in alcuni casi di concepimento, anche a termine, si preferisce non andare troppo oltre per i conteggi delle settimane di gravidanza

Inoltre, ci possono essere anche motivi personali o sociali per cui una donna potrebbe richiedere un parto indotto, come la necessità di pianificare l’assistenza all’altro figlio o la preferenza per una data specifica per il parto. Diciamo che, ove possibile, sarebbe sempre meglio lasciare che il parto e la gravidanza rispettino i propri tempi naturali.

Perché alcune donne non si dilatano?

La dilatazione della cervice è una fase fondamentale del travaglio perché permette al bambino di passare attraverso il canale uterino. Tuttavia, in alcuni casi, alcune donne trovano difficoltà a dilatarsi durante il parto e questo causa un prolungamento del travaglio e spesso la necessità di un intervento medico, come il taglio cesareo.

Ci sono diverse ragioni per cui una donna potrebbe avere difficoltà a dilatarsi. Alcune delle ragioni più comuni includono per esempio le contrazioni inefficaci: quando queste son deboli, la dilatazione non procede o in alcuni casi si ferma.

Un altro fattore potrebbe essere la posizione del bambino, che influisce sulla dilatazione cervicale. Anomalie fisiche della cervice o sentimenti di paura e ansia possono interferire inoltre con il naturale corso delle contrazioni.

Se una donna ha difficoltà a dilatarsi, il medico può raccomandare di attendere un po’ di tempo per consentire al travaglio di progredire naturalmente, oppure potrà decidere di procedere per un’induzione o per un cesareo.

parto indotto

Cosa mangiare prima di un parto indotto?

Prima di un parto indotto, è meglio mangiare pasti leggeri e facilmente digeribili, questo perché l’induzione parto implica l’uso di farmaci per stimolare le contrazioni uterine, e questi farmaci potrebbero facilitare sensazioni di nausea, vomito e mal di stomaco.

In generale, si consiglia di mangiare pasti con una buona quantità di proteine, carboidrati complessi e fibre, così che i muscoli possano lavorare meglio e in condizioni ottimali.

È importante inoltre mantenere il corpo idratato durante il travaglio.

Se in alcuni casi, come il cesareo, si necessita dell’astinenza dalla nutrizione, negli altri casi di travaglio è concesso nutrirsi, anche se con moderazione. Non tutte le future madri, peraltro, potrebbero avere appetito dal momento in cui cominciano le contrazioni.

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Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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