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Le emozioni: come posso aiutare il mio bambino a riconoscerle e gestirle?

di Claudia Denti, Dicembre 28, 2023

Le emozioni del bambino sono spesso contrastanti e incontrollate. È importante, però, imparare a gestirle nel modo migliore, aiutando anche il bambino in questo.

Durante lo sviluppo, insieme all’adulto, i bambini imparano a gestire le proprie emozioni (sia che l’adulto lo sappia fare, che nel caso contrario, con risultati certamente più problematici).

Imparare a gestire le emozioni non è semplice: avrai notato che ci sono adulti che ancora non hanno imparato a farlo. Questi adulti difficilmente insegneranno ai propri figli una cosa che non sono in grado di attuare nemmeno su se stessi. 

È importante insegnare ai propri figli a gestire le emozioni fin dalla primissima infanzia, perché questo permette loro di avere il controllo sulla propria frustrazione, ira, paura… e ad affrontare meglio il distacco dal genitore e le liti con i fratelli o coetanei.

Le emozioni del bambino hanno sfumature tutte diverse e il passaggio da una all’altra avviene spesso in un tempo brevissimo.

Quali sono le emozioni primarie?

Le emozioni primarie, conosciute anche come emozioni di base, sono quelle risposte affettive elementari e universali che si sviluppano fin dai primi stadi della vita e sono comuni a tutte le culture umane. Secondo il modello proposto dallo psicologo americano Paul Ekman, esiste un insieme limitato di emozioni primarie che comprende gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa e disgusto.

Queste emozioni sono considerate “primarie” perché sono ritenute innate, non apprese, e sono facilmente riconoscibili attraverso l’espressione facciale. Ogni emozione primaria svolge un ruolo specifico nell’evoluzione umana, contribuendo alla sopravvivenza dell’individuo. Ad esempio, la paura serve per eludere i pericoli, la rabbia per affrontare le minacce, mentre la gioia ha una funzione sociale di rinforzo dei legami.

Con il tempo, la teoria delle emozioni primarie è stata sia supportata che criticata, e altri ricercatori hanno proposto modelli alternativi che includono un numero diverso di emozioni di base o che approfondiscono il ruolo di altri fattori, come il contesto culturale e sociale, nell’esperienza emotiva.

Le emozioni primarie hanno un ruolo cruciale anche nella comunicazione non verbale, permettendo agli individui di trasmettere rapidamente e in modo efficace stati emotivi agli altri, favorire la comprensione reciproca e coordinare le azioni sociali.

Come i bambini gestiscono le emozioni?

Spesso si tende a focalizzarsi sullo sviluppo misurabile del bambini, ad esempio l’andamento scolastico (sviluppo cognitivo), lo sviluppo fisico, le interazioni e si tende a non prendersi cura dello sviluppo emozionale.

Questo purtroppo porta a ciò che abbiamo detto poco fa:

  • adulti immaturi
  • incapaci di gestire le emozioni
  • incapaci di educare alle emozioni
  • infelicità
  • perdita di controllo
  • Stati d’ansia e inflessibilità nelle percezioni

Attendi a diventare genitore se non hai una maturità emozionale, oltre che personale. Potrebbe rivelarsi la migliore scelta che farai. Se invece sei già genitore, la cosa migliore è coltivare una vita emozionale equilibrata.

emozioni del bambino

Abitudini dannose per le emozioni del bambino.

L’adulto tende a tradurre le emozioni del bambino, a dargli sempre un nome e un riconoscimento – anche senza saperlo realmente fare – sostituendosi a lui.

Spesso questa traduzione viene presa come unica e vera, senza scavare abbastanza a fondo nelle motivazioni che hanno portato il bambino a quella determinata emozione.
Ricordiamoci che per il bambino ci sono eventi estremamente importanti, come per esempio un amico che ruba il gioco preferito: per l’adulto questo conflitto oltre che essere risolvibile è anche inutile, per il bambino invece comporta rabbia, frustrazione e sconforto. 

Quello che dobbiamo fare è scavare molto più a fondo nelle emozioni del bambino e dove possibile, lasciare che si esprima… senza imboccarlo.

Leggere più a fondo un comportamento significa diventare empatici con il nostro bambino, diminuire le distanze e creare un legame molto profondo. 

Emozioni del bambini: andiamo a fondo!

Proviamo a vedere un esempio pratico.

Quando il nostro bambino è molto arrabbiato per qualcosa che è successo, il nostro comportamento potrebbe essere quello di chiedere che finisca, sminuire l’accaduto e imporre tranquillità.

Il genitore che desidera scavare a fondo le ragioni che hanno portato il proprio bambino in quello stato, compie invece dei passi fondamentali:

  • osserva il proprio bambino
  • ne percepisce il dolore
  • chiede al bambino come si sente
  • chiede se è arrabbiato
  • chiede le motivazioni
  • chiede se ne vuole parlare (anche quando il bambino non ha ancora proprietà di linguaggio, ma comprende)

Grazie a questi passaggi si va ad agire non sull’irrequietezza del bambino, ma sulla radice del problema.

Nel momento in cui il genitore chiede al bambino di terminare con la sua dimostrazione di rabbia, non sta dando una soluzione al motivo che ha scatenato la rabbia ma sta solo soffocando l’espressione che ne deriva.

Andando invece ad indagare a fondo il problema, troverete insieme delle soluzioni e questo gli permetterà di affrontarlo più serenamente se si dovesse ripresentare in futuro.

Genitori che usano queste modalità hanno benefici sotto molti aspetti:

  • migliore qualità dell’attaccamento 
  • bambini più sicuri nelle relazioni con i genitori
  • bambini in grado di calmarsi prima durante il pianto 
  • migliore gestione delle emozioni
  • maggiore condivisione e dialogo

Andare a fondo delle proprie emozioni è un lavoro che possiamo e dobbiamo fare anche con noi stessi, perché ci aiuta a fare chiarezza su quello che proviamo, a fare ordine e gestire al meglio le situazioni.

Come gestire meglio le emozioni del bambino?

1) Riflettere sulle emozioni.

Ci sono domande da porti e/o da porre al nostro bambino:

  • Come ti senti adesso?
  • Cosa succede dentro di te?
  • Quale emozione stai provando?

2)  Fai una pausa.

Prenderti una pausa significa non agire d’istinto e non strafare, significa ragionare su cosa sta succedendo e chiedersi se dietro quella reazione improvvisa c’è qualcosa di più profondo.

3) Condividi il tuo punto di vista e sii aperto ad ascoltare il suo.

4) Non sminuire il suo punto di vista, ma prendilo come punto di partenza su cui lavorare insieme e accettalo per quello che è, non per quello che vorresti che fosse.

Anche se il lavoro sulle emozioni del bambino è duro, difficile e poco lineare, riconosci l’importanza di un buon sviluppo emozionale. Imparare come interagire migliorerà le vostre relazioni e la qualità di vita dell’intera famiglia.

Noi siamo con te.

Noi di Genitore Informato siamo qui per supportarti lungo tutto il viaggio della genitorialità. Lo facciamo con guide, corsi e consulenze personalizzate per aiutarti a risolvere problemi specifici. Per creare un ambiente educativo di alta qualità, abbiamo uno specifico percorso che si chiama Genitore Fuoriclasse: ti invitiamo a scoprirlo.

Fonti

1. Grosse G, Streubel B, Gunzenhauser C, Saalbach H. Let’s Talk About Emotions: the Development of Children’s Emotion Vocabulary from 4 to 11 Years of Age. Affect Sci. 2021 Apr 16;2(2):150-162. doi: 10.1007/s42761-021-00040-2. PMID: 36043167; PMCID: PMC9382957.
2. Ekman, P. (n.d.). Universal Emotions. Paul Ekman Group. Retrieved from https://www.paulekman.com/universal-emotions/
Articolo aggiornato il 21 Novembre 2023.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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