Linguaggio bambini: ecco le tappe principali 

Vediamo in questo articolo sul linguaggio bambini, quali sono le tappe principali.
Lo sviluppo del linguaggio nei bambini é un momento molto atteso dai genitori che non vedono l’ora di poter ascoltare la voce del proprio bambino e, proprio per questo, a volte, è vissuto con una certa apprensione.

Quando inizia a pronunciare le prime parole?

Il bambino inizia a pronunciare le prime parole intorno ai dodici mesi.
Ovviamente è un’indicazione generica, lo sviluppo è sempre soggettivo quindi è possibile che si verifichi a dieci mesi o a quattordici senza per questo ritrovarsi di fronte ad alcun tipo di precocità né di ritardo.

Intorno ai diciotto mesi la maggior parte dei bambini è in grado di pronunciare, magari a suo modo, circa cinquanta parole.
Quando porterete il bambino a fare il bilancio di salute, molto probabilmente il pediatra vi chiederà e proverà a verificare il numero di parole che fanno parte del suo linguaggio.

I tempi dello sviluppo linguistico sono dettati da tutta una serie di fattori alcuni biologici, come la predisposizione genetica, e altri ambientali, quali ad esempio gli stimoli ricevuti in ambiente familiare, il confronto con fratelli maggiori, un precoce inserimento scolastico.

È assolutamente fondamentale ricordare che ogni bambino ha i suoi tempi riguardo ogni singolo aspetto della crescita: c’è chi svilupperà prima il linguaggio rispetto ad altri, ma magari questi ultimi avranno raggiunto maggiori abilità motorie.

Quando esplode il linguaggio?

La vera ‘Esplosione del linguaggio‘ di Montessoriana definizione, avviene intorno ai 24-30 mesi, in tempi brevi il bambino riesce a esprimere concetti articolando brevi periodi di senso compiuto, utilizzando anche quattro parole.
Per intenderci si passerà da ‘bimbo palla’ a ‘bimbo gioca palla rossa’.

Se questo non dovesse verificarsi, niente paura: ci sono bambini che hanno semplicemente bisogno di un po’ più di tempo.

I genitori hanno quotidianamente la possibilità di rendersi conto della comprensione da parte del bambino, della sua capacità di svolgere delle semplici attività su richiesta e, di conseguenza, escludere problemi di interazione o di natura fisiologica, come per esempio all’udito.

Se il bambino si relaziona con serenità e svolge con perizia le azioni, si potrà anche attendere fino ai tre anni prima di svolgere accertamenti specialistici.

Intanto, confrontarsi serenamente con il pediatra e seguire i suoi consigli servirà a supportare il bambino applicando una serie di comportamenti atti a stimolarne il linguaggio e a fargli acquisire quella sicurezza che potrebbe mancargli ma che è necessaria per manifestare le sue nuove competenze.

linguaggio bambino

Come parla un bambino di 2 anni?

Un bambino a due anni è normalmente in grado di esprimersi con delle frasi che diventano via via più complesse, quindi si passa dall’utilizzo dell’associazione del nome con un oggetto (mamma pappa – bimbo palla), all’inserimento del verbo e poi dell’aggettivo fino ad arrivare, verso i trenta mesi, all’inserimento nella frase di articoli e preposizioni.

Una volta che i bambini iniziano a comunicare con il linguaggio verbale, questo si evolve ad una velocità incredibile al punto che, in maniera assolutamente inconsapevole, vengono usate correttamente le prime regole grammaticali: è questa la fase di acquisizione di ‘proprietà di linguaggio

Quali sono le principali tappe dello sviluppo del linguaggio?

Già a partire dai tre mesi di vita i bambini acquisiscono maggiore capacità d’ascolto e, attratti dalle voci che sentono, manifestano quella che viene definita la ‘fissazione dello sguardo‘.

Questa è una tappa molto importante nel percorso di formazione linguistica perché gli consente di associare i suoni al movimento delle labbra e alle espressioni del viso. È così che inizia lo sviluppo della prima forma di comunicazione: quella non verbale, fatta di sguardi, gesti e sorrisi.

Verso i sei mesi poi inizierà a emettere dei suoni e, stupito dalla sua stessa capacità, farà dei veri e propri esercizi vocali.
La ripetizione costante delle sillabe viene detta lallazione ed è proprio il sentire ma-ma-ma e pa-pa-pa che verrà interpretato da genitori e nonni come inizio del linguaggio e ingenererà molto spesso aspettative eccessive rispetto a quelli che sono invece i fisiologici tempi dei bambini.

È importante ricordare che questi suoni, associati magari a un gesto, daranno luogo a iniziali modalità espressive.

Tutte le volte che compiendo lo stesso gesto accompagnato da un suono otterrà, da parte di un adulto, una risposta univoca e costante, allora il bambino la assocerà a quel comportamento e acquisirà delle sicurezze che, nel tempo tradurrà in linguaggio.

Per riassumere:

  • tre mesi di vita i bambini acquisiscono maggiore capacità d’ascolto
  • sei mesi poi inizierà a emettere dei suoni, ripetizione costante delle sillabe viene detta lallazione
  • 9 mesi avviene il passaggio dalla comunicazione non intenzionale alla comunicazione intenzionale.
  • 12 – 18 mesi inizia la produzione delle prime parole
  • 18 – 24 mesi si assiste ad una vera e propria esplosione del vocabolario.
  • 2 anni il bambino è in grado di combinare due o più parole per formare le prime frasi.
  • 3 – 4 anni le frasi diventano sempre più complesse
Linguaggio bambini

Come aiutare lo sviluppo del linguaggio?

Per stimolare lo sviluppo del linguaggio ogni genitore deve aver cura di rivolgersi al bambino in maniera diretta e con tono sereno fin da subito, ovviamente variando le modalità in base all’età del proprio figlio.

Descrivere le azioni mentre le si sta compiendo, servirà a fargliele diventare familiari e pronunciare il nome di un oggetto quando lo si prende o glielo si porge ne favorirà l’associazione fonetica.

Un’altro consiglio importante è quello di usare sempre il nome giusto della cosa che gli si sta presentando e di non correggere mai i bambini in modo aperto, ma magari introducendo la parola corretta in chiave discorsiva.

Quando iniziare a preoccuparsi se un bambino non parla?

Esistono in realtà molteplici campanelli d’allarme. Fin dal primo anno ci sono degli indicatori comportamentali da valutare: lo sguardo sfuggente, non indicare, non voltarsi se si è chiamati, l’assenza di lallazione sono tutte circostanze da riferire al pediatra.

A due anni bisognerà far attenzione e verificare se non associa i nomi agli oggetti, non ha comportamenti emulativi, non è in grado di eseguire dei comandi semplici.
I parametri ovviamente varieranno con il passare del tempo perché dovranno corrispondere all’età evolutiva.

È fondamentale che i genitori mantengano un alto livello di attenzione per un eventuale e tempestivo intervento, ricordandosi che le diagnosi spettano al pediatra.

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