Obbligo vaccinale: devo proprio farlo?

di Severino Cirillo, Maggio 15, 2025

Severino Cirillo, Laureato in Health Sciences, CEO di Genitore Informato

Vaccinare o non vaccinare? Imporlo o raccomandarlo?

Il dibattito sull’obbligo vaccinale tocca corde profonde nelle nostre famiglie, perché per proteggere tutti, tocca a fondo la nostra libertà personale.

Sappiamo quanto sia difficile parlarne onestamente e senza infervorarsi, ma vediamo insieme da dove viene l’obbligo vaccinale, se ci sono alternative valide e perché oggi è ancora così importante.

Obbligo vaccinale o raccomandazioni?

Quando parliamo di vaccini, non parliamo semplicemente di medicina: parliamo di fiducia, di rapporto con lo Stato, di come vediamo noi stessi nella società.

Da un lato, non possiamo ignorare che le vaccinazioni abbiano trasformato in meglio -in molto meglio- la nostra vita. Malattie che un tempo uccidevano intere generazioni, oggi sono dimenticate.

Milioni di bambini che sarebbero morti, sono ancora vivi e in salute.

Dall’altro, sentirsi obbligati a fare qualcosa che magari preferiremmo non fare, è un’invasione delle nostre vite molto importante.

Questo equilibrio è particolarmente delicato oggi, specialmente dopo le controversie legate alla pandemia di COVID-19 e in un mondo dove l’informazione – e purtroppo anche la disinformazione – viaggia alla velocità di un click.

Vale la pena chiedersi: l’obbligo vaccinale è davvero necessario? Esistono altri modi per proteggere la salute di tutti, rispettando al contempo le sensibilità individuali?

Come siamo arrivati qui: storia dell’obbligo vaccinale in Italia

La storia dell’obbligo vaccinale in Italia racconta molto del nostro Paese e della sua evoluzione.

Fino a non molti anni fa, precisamente fino al 2017, solo quattro vaccini erano obbligatori nel nostro Paese:

  • antidifterite (introdotto già negli anni ’30)
  • antipolio e antitetano (entrambi introdotti negli anni ’60)
  • l’antiepatite B (dal 1991)

Per comprendere queste scelte dobbiamo fare un passo indietro e ricordare che quando questi obblighi furono istituiti, l’Italia era un Paese molto diverso.

Prima delle campagne vaccinali di massa, infatti, ogni anno si contavano circa 10.000 casi di difterite e 3.000 casi di paralisi da poliomielite. Erano numeri drammatici che giustificavano misure decise.

Con il passare del tempo e grazie al successo delle campagne vaccinali, il contesto è cambiato molto.

Purtroppo, per chi non ha vissuto le conseguenze delle malattie, queste ora sembrano molto lontane e non ne percepisce il pericolo.

Dopotutto, persone che stanno meglio, hanno anche standard più alti.

Tanto che nel 2007, la regione Veneto aveva intrapreso una strada innovativa, sospendendo l’obbligo vaccinale e puntando sull’adesione consapevole dei genitori. Era un esperimento interessante, che rifletteva un nuovo modo di concepire il rapporto tra cittadini e salute pubblica.

obbligo vaccinale

Perché sono diventati così tanti i vaccini obbligatori?

Dieci anni dopo, nel 2017, preoccupato dal calo delle coperture vaccinali, il governo è intervenuto con il decreto Lorenzin (poi convertito nella Legge 119/2017), estendendo l’obbligo a 10 vaccini.

Questi sono stati organizzati in due formulazioni:

Qual è la ragione principale di questa svolta?

Nel 2016, la copertura per il vaccino contro il morbillo era scesa all’87%, una percentuale pericolosamente lontana da quel 95% necessario per garantire l’immunità di comunità e proteggere anche chi, per motivi di salute, non può vaccinarsi.

Nota a margine: ovunque, dove scende la copertura per il morbillo, i bambini cominciano a morire di morbillo, alla faccia di chi predica la copertura naturale.

Obbligatorio o raccomandato: quale differenza c’è davvero?

Guardando il calendario vaccinale, potresti chiederti perché alcuni vaccini sono obbligatori mentre altri sono raccomandati.

È una domanda legittima che merita una risposta chiara. E la verità potrebbe sorprenderti: questa distinzione non ha nulla a che fare con l’importanza o l’efficacia dei vaccini stessi.

I vaccini obbligatori sono quelli considerati essenziali non solo per la protezione del singolo individuo, ma per la salute di tutta la comunità.

Quando parliamo di malattie altamente contagiose -come appunto il morbillo- che possono avere conseguenze gravi e che richiedono un’elevata copertura per proteggere anche i più vulnerabili, l’obbligo diventa uno strumento utileper garantire questa protezione collettiva.

Al contrario, i vaccini raccomandati tendono a essere quelli che portano beneficio principalmente alla salute del singolo più che alla comunità nel suo insieme.

Prendiamo ad esempio il vaccino contro il rotavirus o quello contro il papillomavirus: sono estremamente importanti per chi li riceve, ma non c’è la stessa urgenza di raggiungere altissime percentuali di copertura per proteggere indirettamente gli altri.

Quali sono i vaccini raccomandati?

Oggi in Italia, oltre ai dieci vaccini obbligatori, ce ne sono altri raccomandati:

  • quello contro il rotavirus
  • lo pneumococco
  • alcune forme di meningococco (B e ACWY)
  • l’antinfluenzale
  • l’antipapillomavirus (raccomandato dagli 11-12 anni).

Vorrei sottolineare un punto fondamentale: “raccomandato” non significa affatto opzionale o meno importante. Tutti i vaccini inclusi nel calendario vaccinale nazionale sono considerati preziosi strumenti di prevenzione.

La differenza sta solo nell’approccio scelto per promuoverne la diffusione.

Cosa fanno in Europa?

L’approccio all’obbligo vaccinale cambia notevolmente da paese a paese, rispecchiando diverse tradizioni culturali, sistemi sanitari e contesti socio-politici.

Un dato che potrebbe sorprendere molti è che, attualmente, la maggioranza dei paesi europei – 18 su 30 Stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo – non prevede vaccini obbligatori.

Paesi come Svezia, Germania, Spagna e Portogallo hanno scelto di puntare su strategie diverse, basate sull’informazione e sull’accessibilità dei servizi vaccinali.

I paesi dell’Europa orientale che facevano parte dell’URSS tendono ad avere obblighi vaccinali più estesi. Nell’Europa occidentale, Francia, Italia e Malta rappresentano piuttosto delle eccezioni con le loro politiche di obbligo vaccinale relativamente ampie.

Se guardiamo ai singoli vaccini, scopriamo che l’unico obbligatorio in tutti i 12 Stati che prevedono obblighi è quello contro la poliomielite.

Il vaccino contro il morbillo è invece obbligatorio in 11 paesi.

La Francia ha optato per un approccio di coerenza, rendendo obbligatori tutti i vaccini inclusi nel suo calendario vaccinale infantile.

Ma il dato forse più interessante è che non esiste una correlazione diretta tra la presenza di obbligo vaccinale e le percentuali di copertura.

Ci sono:

  • paesi senza obbligo con elevate coperture
  • paesi con obbligo ma con coperture insufficienti

Questo suggerisce che l’obbligo, da solo, non è determinante per il successo delle politiche vaccinali. Altri fattori – come la qualità della comunicazione, l’accessibilità dei servizi e la fiducia nelle istituzioni – giocano un ruolo altrettanto, se non più importante.

Qual è l’efficacia reale dell’obbligo vaccinale?

A prima vista, i dati italiani sembrerebbero dare ragione alla strategia dell’obbligo.

A cinque anni dall’introduzione dell’obbligo vaccinale esteso (2017-2022), le coperture sono aumentate significativamente: per il vaccino contro il morbillo, siamo passati dall’87% al 94%. Un successo innegabile, si potrebbe dire.

Ma la realtà, come spesso accade, è più sfumata di quanto suggeriscano i numeri a livello nazionale.

Quel 94,4% di media nazionale nasconde infatti una marcata variabilità tra le diverse regioni italiane, con coperture che oscillano incredibilmente tra il 76% e il 98%.

Solo 6 regioni hanno effettivamente raggiunto o superato la soglia del 95% necessaria per garantire l’immunità di comunità contro il morbillo.

Dunque l’obbligo, pur avendo contribuito a migliorare le coperture generali, non è una bacchetta magica.

Dipende dall’accessibilità dei servizi vaccinali e da altri fattori culturali

  • orari di apertura dei centri
  • la loro distribuzione sul territorio
  • tempi di attesa
  • qualità della comunicazione
  • fiducia nelle istituzioni sanitarie
  • Efficacia di sanzioni e controlli

L’esperienza italiana mostra che l’obbligo vaccinale può rappresentare una misura efficace nel breve termine, ma deve essere accompagnato da interventi strutturali che affrontino le cause profonde della mancata o incompleta vaccinazione.

obblighi vaccinali

Dietro l’esitazione: comprendere chi dice “no” o “aspetta”

Quando parliamo di chi non vaccinai figli o ritarda le vaccinazioni, cadiamo spesso nell’errore di immaginare un gruppo omogeneo, guidato da ideologie anti-scientifiche e novax incalliti.

In realtà, non è per niente così. Certo i novax stregoni esistono, ma non sono gli unici che trattano i vaccini con esitazione.

L’esitazione vaccinale, definita dall’OMS come “il ritardo nell’accettazione o il rifiuto della vaccinazione nonostante la disponibilità di servizi vaccinali”.

Non è una semplice opposizione ai vaccini.

Le indagini condotte in Italia rivelano dati illuminanti: solo una percentuale minima dei genitori, tra l’1 e il 3%, è fortemente contraria a qualsiasi vaccino.

Un gruppo più consistente, circa il 15%, nutre dubbi o timori verso specifici vaccini.

Ma la maggioranza di chi non vaccina o ritarda le vaccinazioni lo fa per ragioni pratiche, informative o emotive, non per posizioni ideologiche rigide.

Quali sono i motivi?

Dietro queste scelte possiamo trovare diverse motivazioni. C’è chi è preoccupato per possibili effetti collaterali, magari influenzato da informazioni non corrette circolanti online.

Altri non percepiscono il rischio rappresentato dalle malattie prevenibili con il vaccino – un “effetto collaterale” paradossale del successo stesso dei programmi vaccinali che hanno reso rare queste malattie.

Per alcuni genitori, sono le barriere pratiche a fare la differenza: difficoltà di accesso ai servizi, incompatibilità con gli impegni lavorativi, problemi logistici.

Non possiamo poi sottovalutare il ruolo della fiducia negli operatori sanitari o nelle istituzioni.

In un’epoca di crescente sfiducia verso le autorità, anche le raccomandazioni sanitarie possono essere accolte con sospetto. Infine, le influenze sociali e culturali giocano un ruolo determinante: le pressioni della comunità di riferimento, le informazioni contraddittorie circolanti sui social media possono creare confusione e alimentare l’esitazione.

Comprendere questa complessità è il primo passo per sviluppare strategie efficaci che possano aumentare le coperture vaccinali senza ricorrere necessariamente a misure coercitive.

Ci sono altre modalità?

Se consideriamo l’obbligo vaccinale come una “extrema ratio”, quali altre strade possiamo percorrere per garantire elevate coperture vaccinali?

La prima area di intervento riguarda l’accessibilità dei servizi. Pensate a quanto potrebbe fare la differenza poter accedere alla vaccinazione in orari serali o nei weekend, per chi lavora.

O avere centri vaccinali ben distribuiti sul territorio, facilmente raggiungibili anche per chi vive in aree rurali o periferiche.

Procedure burocratiche più semplici e sistemi di prenotazione efficiente potrebbero eliminare molti ostacoli pratici. Anche semplici promemoria via SMS o email per richiami e appuntamenti hanno dimostrato di essere sorprendentemente efficaci.

Oltre l’obbligo: comunicare BENE.

Un altro aspetto cruciale è la comunicazione. Non basta che l’informazione sia scientificamente corretta; deve anche essere chiara, trasparente e adattata al pubblico a cui si rivolge.

I messaggi dovrebbero essere personalizzati in base al target: genitori, adolescenti, anziani hanno preoccupazioni diverse e rispondono a stili comunicativi diversi. È importante utilizzare canali diversificati – consultori, scuole, luoghi di lavoro, social media – per raggiungere tutti.

Non dobbiamo poi dimenticare il ruolo fondamentale degli operatori sanitari. Sono loro il primo punto di contatto con le famiglie, e la loro preparazione può fare la differenza. Oltre all’aggiornamento continuo sulle evidenze scientifiche, è importante che sviluppino competenze comunicative per gestire dubbi e preoccupazioni, e strumenti per affrontare le conversazioni difficili con genitori esitanti.

In alcuni contesti potrebbero essere utili anche incentivi positivi: campagne di sensibilizzazione che evidenzino i benefici della vaccinazione, certificati di “buona cittadinanza” o, in alcuni contesti, persino incentivi economici mirati per le popolazioni più svantaggiate.

Un approccio interessante è quello del “nudge”, o “spinta gentile”: piccoli accorgimenti che, senza limitare la libertà di scelta, rendono l’opzione desiderata – in questo caso la vaccinazione – più facile da scegliere.

Ad esempio, rendere la vaccinazione l’opzione predefinita, richiedendo un’azione attiva per rifiutarla. O semplificare il percorso vaccinale, riducendo gli ostacoli pratici. O ancora, utilizzare comunicazioni che evidenzino la norma sociale (“la maggior parte delle persone si vaccina”), facendo leva sulla nostra naturale tendenza a conformarci al comportamento del gruppo.

Queste strategie, implementate in modo coordinato e adattate ai contesti locali, possono contribuire a migliorare le coperture vaccinali senza ricorrere a misure coercitive.

Dunque è utile l’obbligo vaccinale?

Giunti a questo punto del nostro viaggio attraverso il complesso tema dell’obbligo vaccinale, una cosa appare chiara: non esistono soluzioni semplici o universali. L’obbligo vaccinale non è un dogma immutabile, ma uno strumento di salute pubblica da utilizzare con piena consapevolezza delle sue implicazioni etiche, sociali e pratiche.

Le evidenze disponibili ci suggeriscono che l’obbligo può essere utile in contesti specifici e per periodi limitati.

Ma deve essere accompagnato da altre misure che affrontino le cause profonde dell’esitazione vaccinale. E soprattutto, dovremmo considerare l’obbligo come una soluzione temporanea, mentre lavoriamo verso un sistema basato sull’adesione consapevole.

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Perché alcuni vaccini sono obbligatori e altri raccomandati?

Non è una questione di importanza o efficacia, ma di considerazioni di salute pubblica. I vaccini obbligatori sono quelli che proteggono da malattie altamente contagiose che richiedono elevate coperture per proteggere anche chi non può vaccinarsi, come le persone immunodepresse.

L’obbligo vaccinale viola i diritti individuali?

È una questione delicata che tocca il bilanciamento tra libertà personali e protezione collettiva. Le Corti Costituzionali di vari paesi hanno generalmente riconosciuto che l’obbligo vaccinale, quando proporzionato e basato su solide evidenze scientifiche, può essere una limitazione accettabile delle libertà individuali per proteggere la salute pubblica.

Quali sono le conseguenze per chi non rispetta l’obbligo vaccinale in Italia?

Attualmente, per i genitori sono previste sanzioni amministrative. Inoltre, i bambini non vaccinati non possono frequentare asili nido e scuole dell’infanzia, mentre è consentita l’iscrizione alla scuola primaria e secondaria, garantendo così il diritto all’istruzione.

L’obbligo vaccinale è presente in tutti i paesi europei?

No, anzi la maggioranza dei paesi europei (18 su 30) non prevede vaccini obbligatori. Le politiche variano significativamente, con approcci più coercitivi nei paesi dell’Europa orientale, in Francia, Italia e Malta.

I paesi con obbligo vaccinale hanno coperture migliori?

Non necessariamente. Non esiste una correlazione diretta tra presenza di obbligo e percentuali di copertura. Alcuni paesi senza obbligo, come la Svezia o il Portogallo, hanno coperture molto elevate grazie a servizi efficienti e buona comunicazione.

Fonti

D’Ancona F, D’Amario C, Maraglino F, Rezza G, Iannazzo S. The law on compulsory vaccination in Italy: an update 2 years after the introduction. Euro Surveill. 2019 Giu;24(26):1900371. doi: 10.2807/1560-7917.ES.2019.24.26.1900371. PMID: 31266589; PMCID: PMC6607737.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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