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Ossitocina parto: quando viene fatta?

di Severino Cirillo, Dicembre 18, 2023

L’ossitocina è un ormone fondamentale nel processo del parto, ma spesso è circondato da molte domande e incognite. Nell’articolo di oggi, vogliamo fornirti un approfondimento sull’ossitocina e il suo ruolo nel parto (specialmente nel parto indotto), rispondendo a domande comuni che possono sorgere durante questo momento così importante nella vita di una madre.

La somministrazione di ossitocina artificiale avviene quando la madre è oltre il termine e non ha ancora le contrazioni o la dilatazione necessaria a un parto naturale, ma vediamo insieme più in dettaglio questo momento particolare.

Quanto tempo ci vuole per partorire con ossitocina?

Il tempo necessario per partorire dopo la somministrazione di ossitocina può variare considerevolmente da donna a donna. In generale, l’ossitocina viene utilizzata per indurre o accelerare il travaglio quando questo non procede come dovrebbe. Dopo l’inizio della somministrazione, le contrazioni possono iniziare entro 30 minuti o alcune ore, a seconda della risposta individuale dell’organismo.

In alcuni casi, le donne possono partorire in poche ore, mentre in altri può essere necessario più tempo, specialmente se il collo dell’utero non è ancora maturo. È importante ricordare che la somministrazione di ossitocina è strettamente monitorata dai professionisti sanitari per garantire la sicurezza della madre e del bambino e per regolare il dosaggio in base all’evoluzione del travaglio.

Quando indurre con ossitocina parto?

L’induzione con ossitocina è raccomandata in diverse situazioni in cui si ritiene che la continuazione della gravidanza possa comportare rischi maggiori per la madre o per il bambino rispetto al parto indotto. Questo può includere casi come il superamento del termine di gravidanza (oltre le 41-42 settimane), la rottura prematura delle membrane senza l’inizio spontaneo del travaglio, o condizioni come la preeclampsia o il diabete gestazionale, dove il parto anticipato può essere necessario.

Prima di procedere con l’induzione, il medico valuterà la condizione della madre e del feto, compresa la maturità cervicale, per determinare se l’induzione con ossitocina sia l’opzione migliore. La decisione si basa su una valutazione attenta dei benefici e dei rischi associati.

A cosa serve l’ossitocina dopo il parto?

Dopo il parto, l’ossitocina continua a svolgere un ruolo fondamentale. Viene spesso somministrata per aiutare l’utero a contrarsi e ridurre il sanguinamento post-partum. Questa pratica, nota come profilassi della atonia uterina, è particolarmente importante nella prevenzione dell’emorragia post-partum, che è una delle principali cause di mortalità materna a livello globale.

Inoltre, l’ossitocina è coinvolta nell’avviamento dell’allattamento, poiché stimola il rilascio di latte dalle ghiandole mammarie. Questo ormone favorisce anche il legame affettivo tra madre e neonato, essendo noto come “ormone dell’amore”.

ossitocina parto

Come viene somministrata l’ossitocina?

L’ossitocina può essere somministrata tramite iniezione intramuscolare o più comunemente attraverso un’infusione endovenosa, che permette un miglior controllo del dosaggio. Quando somministrata per indurre il travaglio, il dosaggio viene aumentato gradualmente fino a quando non si ottiene un pattern regolare di contrazioni efficaci per dilatare il collo dell’utero.

Durante il parto, la somministrazione di ossitocina è attentamente monitorata per assicurarsi che le contrazioni siano efficaci ma non troppo frequenti, cosa che potrebbe causare stress al bambino. La frequenza cardiaca fetale e le contrazioni uterine vengono continuamente monitorate per garantire la sicurezza di entrambi.

Quale parto è più doloroso?

È difficile stabilire in termini assoluti quale parto sia più doloroso, poiché l’esperienza del dolore è altamente soggettiva. Tuttavia, alcune donne riportano che le contrazioni indotte dall’ossitocina possono essere più intense e meno graduali rispetto a quelle che avvengono naturalmente, rendendo l’esperienza potenzialmente più dolorosa.

Per gestire il dolore, esistono varie opzioni di analgesia, come l’epidurale o tecniche di rilassamento e di respirazione. La scelta dipende dalle preferenze individuali della donna, dalle sue condizioni cliniche e dalle capacità dell’ospedale dove avviene il parto. È importante discutere le opzioni di gestione del dolore con il proprio medico o ostetrica, magari direttamente durante il corso preparto.

Perché non ci si dilata?

Ci possono essere diversi motivi per cui la dilatazione non avviene come previsto, spesso correlati alla maturità del collo dell’utero o alla posizione del bambino. In alcuni casi, il collo dell’utero può essere inflessibile o il bambino potrebbe non essere nella posizione ottimale per esercitare una pressione adeguata. Queste condizioni possono rendere la dilatazione più lenta o difficile.

Inoltre, la dilatazione può essere influenzata da fattori emotivi come l’ansia o lo stress, che possono influire sulla liberazione naturale di ossitocina e sulla progressione del travaglio. In questi casi, può essere utile un supporto per il rilassamento, oltre a interventi medici come appunto la somministrazione di ossitocina sintetica o manovre per l’induzione come lo scollamento delle membrane o la rottura del sacco amniotico.

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Fonti

Walter MH, Abele H, Plappert CF. The Role of Oxytocin and the Effect of Stress During Childbirth: Neurobiological Basics and Implications for Mother and Child. Front Endocrinol (Lausanne). 2021 Oct 27;12:742236. doi: 10.3389/fendo.2021.742236. PMID: 34777247; PMCID: PMC8578887.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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