Le preoccupazioni dei genitori per la sicurezza dei propri figli sono comprensibili e sacrosante. Con la recente pubblicazione di uno studio importante sulla rivista Environmental Health, e le conseguenti parole di Trump, è necessario fare chiarezza su cosa ci dice realmente la ricerca scientifica riguardo l’acetaminofene, anche conosciuto come paracetamolo autismo e i disturbi del neurosviluppo.
Partiamo subito semplificando tutto, poi approfondiamo: l’uso del paracetamolo in gravidanza NON causa l’autismo (che, per la cronaca, esiste da molto prima del paracetamolo), ma vediamo perché se ne sta parlando.
Punti chiave
- Il paracetamolo rimane il farmaco analgesico preferito in gravidanza
- L’uso in gravidanza della tachipirina non causa l’autismo
- Se l’associazione trovata in questo studio fosse confermata come causale, i rischi assoluti rimangono estremamente bassi.
- Le raccomandazioni attuali sulla tachipirina in gravidanza rimangono invariate
Paracetamolo autismo: è vero?
Un nuovo studio pubblicato nel 2025 ha utilizzato la metodologia Navigation Guide per esaminare sistematicamente 46 studi scientifici sulla relazione tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e disturbi del neurosviluppo come ADHD, autismo e altri problemi correlati.
I risultati mostrano evidenze piuttosto consistenti di associazione (che non è causalità, e questo è molto importante da tenere a mente) tra l’esposizione prenatale al paracetamolo e un aumentato rischio di questi disturbi.
Tuttavia, è fondamentale comprendere cosa significhi realmente questa evidenza e come interpretarla correttamente, ed è questo che faremo insieme.
Lo studio Navigation Guide del 2025: una svolta metodologica
Lo studio di Prada et al., pubblicato su Environmental Health nel 2025, è per ora la più rigorosa analisi sistematica mai condotta su questo argomento. Utilizzando la metodologia Navigation Guide – specificamente progettata per valutare l’evidenza scientifica in salute ambientale – i ricercatori hanno esaminato 46 studi peer-reviewed, includendo più di 4 milioni di partecipanti complessivi, che è un ottimo numero per una review. Si tratta di un campione statistico importante.
I risultati principali dello studio:
- Su 20 studi sull’ADHD: 14 hanno mostrato associazioni positive, 3 nulle e 1 inversa
- Su 8 studi sull’autismo: 5 hanno mostrato associazioni positive, 2 nulle e 1 mista
- Su 18 studi su altri disturbi del neurosviluppo: 6 positive, 4 inverse, 2 nulle e 6 miste
Quello che è importante tenere a mente è che gli studi di qualità superiore erano più propensi a mostrare associazioni positive, suggerendo che i risultati non sono dovuti a limitazioni metodologiche, ma riflettono una possibile relazione reale.
Evidenze di relazione dose-risposta e meccanismi biologici
Lo studio ha identificato evidenze di relazione dose-risposta.
Cosa significa? Significa che maggiore è l’esposizione al paracetamolo durante la gravidanza, maggiore è il rischio osservato. Questa è una delle caratteristiche che gli epidemiologi utilizzano per valutare se un’associazione statistica possa indicare una relazione causale.
I ricercatori hanno anche esaminato i possibili meccanismi biologici:
- Attraversamento della barriera placentare: il paracetamolo attraversa liberamente la placenta, raggiungendo livelli nel circolo fetale simili a quelli materni entro meno di un’ora dall’ingestione materna.
- Effetti sul cervello in sviluppo: il farmaco può produrre metaboliti tossici nel cervello fetale attraverso l’enzima CYP2E1, presente nel cervello fetale, nella placenta e nei polmoni. Il cervello in sviluppo è particolarmente vulnerabile allo stress ossidativo perché cresce rapidamente e ha bisogno di molto metabolismo energetico.
- Interferenza endocrina: il paracetamolo agisce come interferente endocrino, alterando i processi ormonali-dipendenti cruciali per lo sviluppo neurologico.
- Alterazioni epigenetiche: l’esposizione prenatale è associata a cambiamenti nella metilazione del DNA nei tessuti fetali e nella placenta, inclusi loci vitali per il neurosviluppo.

È molto importante però non farsi sconvolgere da questi paroloni e tutti questi dettagli, perché ci sono alcune limitazioni molto importanti di cui parlare e, soprattutto, conoscere bene il contesto prima di trarre conclusioni.
Noi genitori non siamo ricercatori, viviamo nel mondo reale e, il mondo reale, è spesso più complesso delle citazioni scientifiche. In questo mondo, spesso bisogna fare valutazioni rischio beneficio che vanno a favore di una scelta piuttosto che un’altra.
Vediamo insieme che limiti ha lo studio citato dal presidente dalla chioma arancio.
Limitazioni dello studio e controversie sui disegni sibling-controlled
È importante notare che lo studio ha identificato alcune limitazioni significative negli studi che non trovano associazioni. In particolare, tre studi “sibling-controlled” (che confrontano fratelli all’interno della stessa famiglia) hanno mostrato risultati nulli, ma presentano problemi metodologici importanti:
- Problemi di sottostima dell’esposizione: lo studio svedese di Ahlqvist et al. ha riportato solo il 7,5% di uso di paracetamolo tra le donne incinte, molto inferiore al 50-60% riportato globalmente e da altri studi svedesi dello stesso periodo. Questo suggerisce una sostanziale classificazione errata dell’esposizione.
- Ridotto potere statistico: gli studi sibling-controlled hanno campioni molto piccoli per l’analisi finale. Ad esempio, lo studio di Gustavson et al. aveva solo 34 coppie di fratelli discordanti per l’esposizione a lungo termine.
- Possibili bias introdotti: mentre questi disegni eliminano alcuni fattori confondenti familiari, possono eliminare anche potenziali mediatori biologici che operano a livello familiare, introducendo paradossalmente nuovi bias.
I danni della disinformazione medica sulle famiglie
La diffusione di informazioni mediche non adeguatamente verificate ha conseguenze documentate e misurabili sulla salute pubblica e sul benessere delle famiglie.
Le ricerche mostrano che i genitori esposti a disinformazione medica sviluppano ansia cronica, sensi di colpa infondati, e tendono a evitare trattamenti medici necessari per i propri figli (per esempio i vaccini).
Nel caso specifico dell’autismo, la disinformazione sui presunti fattori causali porta il 60-70% dei genitori a sentirsi responsabili della condizione del figlio.
Questo senso di colpa non solo è infondato scientificamente, ma genera stress cronico, isolamento sociale e può ritardare l’accesso a interventi terapeutici precoci che sono cruciali per lo sviluppo del bambino.
Le famiglie spendono mediamente 3.000-10.000 euro annui in trattamenti non scientifici per l’autismo, risorse che potrebbero essere meglio investite in terapie basate sulle evidenze scientifiche.
La paura infondata dei farmaci porta anche a conseguenze immediate: aumentano i ricoveri in pronto soccorso per febbri alte non trattate e si prolunga inutilmente la sofferenza durante le malattie infantili comuni.
Quindi cosa devo fare?
Lo studio del 2025 conclude con raccomandazioni equilibrate che riconoscono sia i rischi emergenti che i benefici consolidati del paracetamolo:
Per i professionisti sanitari:
- Informare le donne in gravidanza sui potenziali rischi e benefici
- Raccomandare l’uso “giudizioso” del paracetamolo: dose efficace più bassa, durata più breve possibile (che sono già le raccomandazioni attuali, e i motivi per cui la tachipirina è considerata sicura in gravidanza)
- Considerare alternative non farmacologiche quando appropriato (per esempio, raffreddamento fisico per la febbre)
- Mantenere la consultazione medica per decisioni individualizzate
Posso usarlo o no?
Il paracetamolo rimane il farmaco analgesico preferito in gravidanza, dato che i FANS (anti-infiammatori non steroidei) presentano rischi teratogeni consolidati, specialmente nel terzo trimestre.
Tuttavia, l’uso dovrebbe essere limitato alle situazioni in cui è realmente necessario, evitando l’assunzione routinaria o prolungata senza supervisione medica.
È importante sottolineare che anche se l’associazione trovata in questo studio fosse confermata come causale, i rischi assoluti rimangono relativamente bassi. Gli studi mostrano aumenti relativi del rischio che variano dal 20% al 50%, ma su una linea di base già molto bassa della popolazione generale.
Perché è importante saper valutare le informazioni
Se lo studio Navigation Guide del 2025 rappresenta un punto di svolta nella comprensione della relazione tra paracetamolo e disturbi del neurosviluppo, bisogna saperlo comprendere a pieno.
Sì, per la prima volta, abbiamo una sintesi rigorosa e sistematica di tutta l’evidenza disponibile, che indica una consistente associazione tra l’uso prenatale di paracetamolo e aumentato rischio di ADHD, autismo e altri disturbi del neurosviluppo.
Tuttavia, è essenziale mantenere la prospettiva corretta:
Cosa sappiamo ora:
- Esiste evidenza scientifica di qualità per un’associazione
- L’associazione è supportata da plausibilità biologica
- Gli studi di migliore qualità mostrano risultati più consistenti
- Esiste evidenza di relazione dose-risposta
Cosa non sappiamo ancora:
- Se l’associazione è definitivamente causale
- Quali siano i meccanismi esatti coinvolti
- Come quantificare precisamente il rischio individuale
- Quali siano le finestre temporali più critiche
Come dovresti comportarti.
- Non evitare il paracetamolo quando necessario – febbre alta e dolore severo richiedono trattamento
- Usare con giudizio – dose minima efficace, durata più breve possibile
- Consulta sempre il medico per decisioni personalizzate
- Considerare alternative non farmacologiche quando appropriate
- Non sviluppare sensi di colpa per usi passati necessari
Noi siamo con te
Come genitori informati, dobbiamo imparare a convivere con l’incertezza scientifica, prendendo decisioni basate sulla migliore evidenza disponibile piuttosto che su paure infondate o rassicurazioni troppo semplicistiche.
Il messaggio finale è chiaro: il paracetamolo rimane un farmaco importante e relativamente sicuro, ma merita un uso più consapevole e mirato durante la gravidanza, sempre sotto supervisione medica appropriata.
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Noi siamo con te.
Fonti
Prada, D., Ritz, B., Bauer, A.Z. et al. Evaluation of the evidence on acetaminophen use and neurodevelopmental disorders using the Navigation Guide methodology. Environ Health 24, 56 (2025). https://doi.org/10.1186/s12940-025-01208-0
