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Parto anonimo: come partorire in anonimato?

di Severino Cirillo, Dicembre 13, 2023

La maternità è un viaggio complesso, arricchito da emozioni, sfide e decisioni significative. Ma non tutte le donne vivono questo percorso allo stesso modo; alcune scelgono di affrontare il parto anonimo, per restare segrete e dare la possibilità al bambino di avere una famiglia, magari con una migliore situazione economica o relazionale, o per qualsiasi altro motivo personale. In questo articolo, esploreremo il delicato tema del parto in anonimato, una realtà poco conosciuta ma che riveste un’importanza cruciale per la tutela di donne e neonati.

Come funziona il parto in anonimato?

Il parto anonimo è una procedura legale che consente a una madre di dare alla luce un bambino senza essere identificata, permettendo così di tutelare la sua privacy e quella del neonato. Questa opzione è di vitale importanza per quelle donne che, per diverse ragioni, decidono di non riconoscere il proprio figlio al momento del parto.

In ospedale, è fondamentale assicurare la massima riservatezza durante e dopo il parto, sia che sia naturale, sia che sia indotto o cesareo, per garantire l’anonimato della donna. Gli operatori sanitari sono formati per intervenire con competenza e sensibilità, senza emettere giudizi (nel caso lo facciano, ricorda di denunciare un’eventuale violenza ostetrica o negligenza medica) e rispettando il desiderio di riservatezza della madre. L’assistenza fornita non si limita al momento del parto ma continua anche successivamente, per assicurare che le decisioni prese siano libere e consapevolmente responsabili.

Quando una donna non può dichiarare la sua volontà di non essere nominata al momento del parto?

Esistono situazioni in cui una donna, a causa di gravi difficoltà nella relazione, potrebbe non essere in grado di esprimere la propria volontà di rimanere anonima al momento del parto. In questi casi, il sistema sanitario e legale deve intervenire per proteggere i diritti sia della madre che del neonato.

Qualora una donna sia impossibilitata a dichiarare la propria volontà, sia per motivi fisici che psicologici, si attivano protocolli specifici per garantire che il suo desiderio di anonimato sia rispettato. Le strutture ospedaliere e le autorità competenti dovrebbero adoperarsi per assicurare che le disposizioni di legge vengano seguite e che il benessere della donna e del bambino sia tutelato.

Cosa succede quando una donna sceglie il parto anonimo?

La scelta del parto anonimo comporta una serie di passaggi legali e burocratici. Se una donna decide di non riconoscere il neonato, quest’ultimo rimane presso l’ospedale dove è nato per qualche giorno, così da ricevere le cure necessarie, garantire la privacy della madre e garantire la possibilità di ripensamento, così da non dare immediatamente in adozione il bambino. La legge italiana (DPR 396/2000, art. 30, comma 2), naturalmente, assicura che il bambino riceva tutte le cure necessarie e una tutela giuridica.

L’identità della madre rimane confidenziale e l’atto di nascita del bambino segnalerà che è “nato da donna che non consente di essere nominata”, se questa non ripensa alla sua scelta nel tempo previsto. Questo permette alla madre di rimanere anonima, garantendo contemporaneamente al bambino il diritto a un’identità, un nome e una cittadinanza.

La madre ha pochi giorni per ripensare alla sua scelta, circa dieci, in cui può decidere di riconoscere il bambino e dichiararlo all’anagrafe. Dopo questi giorni, il bambino verrà assegnato a una famiglia.

parto anonimo

Parto anonimato: chi dichiara il figlio?

La dichiarazione di nascita è un documento fondamentale che attesta l’avvenimento di una nascita e che deve essere compilato entro dieci giorni dal parto. Normalmente, questa dichiarazione è resa dai genitori, ma nel caso di un parto anonimo, il medico o l’ostetrica che ha assistito al parto se ne farà carico.

Questo garantisce che il neonato possa avere un’identità anagrafica e tutti i diritti a essa correlati. In questo modo, anche se la madre sceglie il parto in anonimato, il bambino avrà la possibilità di crescere in una famiglia, attraverso un percorso di adozione, se questo sarà il destino scelto per lui.

Cosa succede se non si vuole riconoscere un figlio?

Come abbiamo detto, se una donna decide di non riconoscere il proprio figlio, entra in gioco un sistema di protezione per il neonato, garantito dallo Stato. La non riconoscenza implica l’avvio di una procedura per l’adottabilità del bambino, che inizia con una segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni.

Il processo di adottabilità ha come obiettivo la ricerca di una famiglia adatta in cui il bambino possa crescere. Durante il procedimento, vengono rispettati la privacy e l’anonimato della madre; tutte le comunicazioni con l’autorità giudiziaria ometteranno i dettagli identificativi della donna.

Se hai dei dubbi oppure desideri partorire in anonimato, la cosa migliore da fare è informarti in anticipo all’ospedale dove ti assicureranno assistenza e chiedere tutto quello che vuoi sapere. Se sarai informata in anticipo, avrai più possibilità di fare la scelta migliore al momento più concitato del parto.

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Fonti

Ministero della Salute. (n.d.). Nascita: i diritti della donna in gravidanza e parto. Salute Donna. https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=1011&area=Salute%20donna&menu=nascita

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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