Parto distocico: come comportarsi?

di Severino Cirillo, Luglio 19, 2024

Severino Cirillo, Laureato in Health Sciences, CEO di Genitore Informato

Il parto distocico è una deviazione dalla fisiologia normale del parto naturale, caratterizzandosi come un evento difficoltoso che richiede l’intervento ostetrico.

Per definizione, il parto distocico si verifica quando il processo di nascita si discosta dalla normalità, ponendo potenzialmente a rischio la salute della madre o del bambino.

Cos’è il parto distocico?

Il termine “distocico” deriva dal greco e letteralmente significa “parto difficile”.

Questa difficoltà può manifestarsi in vari modi e per diverse ragioni, ma l’elemento comune è la necessità di assistenza medica per portare a termine il parto in modo sicuro.

Il parto distocico si contrappone al parto eutocico, che invece procede in modo naturale e senza complicazioni.

È importante sottolineare che un parto distocico non è necessariamente sinonimo di emergenza, ma piuttosto di una situazione che richiede un’attenzione particolare e, spesso, interventi mirati.

La frequenza dei parti distocici varia, ma si stima che possano interessare una percentuale significativa di nascite, rendendo fondamentale la preparazione e la competenza del personale ostetrico e medico nel gestire queste situazioni.

Anche per queste ragioni, normalmente un parto in casa è da organizzare molto bene, conoscendone tutti i rischi.

Come si presenta un parto distocico?

Un parto distocico può manifestarsi in diverse forme, ognuna delle quali presenta caratteristiche specifiche e richiede approcci differenti. In generale, possiamo distinguere due grandi categorie di distocie: quelle dinamiche e quelle meccaniche.

Le distocie dinamiche sono legate a problemi nella contrazione uterina.

In questi casi, l’utero può contrarsi in modo inefficace, troppo debole o troppo forte, compromettendo la progressione del travaglio.

I segni di una distocia dinamica possono includere contrazioni irregolari, troppo brevi o troppo lunghe, o una dilatazione cervicale che non procede come dovrebbe.

Le distocie meccaniche, invece, sono dovute a difficoltà nel passaggio del feto attraverso il canale del parto.

Queste possono essere causate da una sproporzione tra le dimensioni del feto e quelle del bacino materno, o da posizioni anomale del feto.

I segni di una distocia meccanica possono includere una mancata discesa del feto nel canale del parto nonostante contrazioni adeguate, o una testa fetale che non si impegna correttamente nel bacino.

In entrambi i casi, il personale medico monitora attentamente la situazione attraverso esami come il tracciato cardiotocografico, che permette di valutare sia le contrazioni uterine che il benessere del feto.

Questo monitoraggio continuo è fondamentale per identificare precocemente i segni di un parto distocico e intervenire tempestivamente.

Distocie meccaniche.

Le distocie meccaniche rappresentano una sfida significativa nel processo del parto e si verificano quando c’è una sproporzione tra le strutture materne (bacino, utero, vulva) e il feto.

Una delle forme più comuni di distocia meccanica è la cosiddetta “distocia di spalla”.

Questa situazione si verifica quando, dopo l’uscita della testa del bambino, le spalle hanno difficoltà a passare attraverso il canale del parto.

La distocia di spalla è particolarmente rischiosa perché può portare a lesioni del plesso brachiale del neonato o, nei casi più gravi, a complicazioni ancora più serie.

Un altro tipo di distocia meccanica può essere causato da una posizione anomala del feto.

Normalmente, il feto si presenta con la testa flessa sul tronco e il vertice (la parte posteriore del cranio) come prima parte a emergere.

Tuttavia, posizioni come la presentazione podalica (con i piedi o le natiche che si presentano per primi) o la presentazione trasversa possono rendere il parto vaginale difficile o impossibile e richiedere un parto cesareo.

È importante notare che le distocie meccaniche sono spesso imprevedibili prima dell’inizio del travaglio.

Non esistono esami specifici in grado di predire con certezza se si verificherà una distocia meccanica, rendendo cruciale la preparazione del personale medico a gestire queste situazioni quando si presentano.

In caso di distocia meccanica, l’approccio può variare dalla semplice assistenza manuale (come nel caso di manovre specifiche per la distocia di spalla) all’uso di strumenti come la ventosa ostetrica, fino al ricorso al parto cesareo nei casi più complessi o quando le altre opzioni non hanno successo.

Distocie Dinamiche

Le distocie dinamiche sono legate a problemi nella contrazione uterina e rappresentano una sfida significativa nel processo del parto.

Queste distocie si verificano quando l’utero non si contrae in modo efficace per permettere la progressione del travaglio e l’espulsione del feto.

Nella distocia dinamica, l’utero può presentare contrazioni alterate in termini di frequenza o intensità rispetto a quelle necessarie per un parto naturale.

Questa condizione si riscontra più frequentemente nelle donne multipare (che hanno già partorito in precedenza) o in età avanzata, anche se può verificarsi in qualsiasi gravidanza.

Le distocie dinamiche possono manifestarsi in diversi modi:

  1. Ipodinamia: le contrazioni sono troppo deboli o troppo poco frequenti per permettere la progressione del travaglio.
  2. Iperdinamia: le contrazioni sono eccessivamente forti o frequenti, causando stress al feto e affaticamento materno.
  3. Discinesia: le contrazioni sono disordinate o non coordinate, rendendo inefficace il lavoro dell’utero.

Il monitoraggio delle distocie dinamiche avviene principalmente attraverso il tracciato cardiotocografico, un esame non invasivo che registra simultaneamente le contrazioni uterine e il battito cardiaco fetale.

Questo strumento permette ai medici di valutare la frequenza e l’intensità delle contrazioni, diagnosticando eventuali alterazioni e proponendo un trattamento appropriato.

In caso di distocia dinamica, l’approccio terapeutico può variare a seconda della situazione specifica. In alcuni casi, possono essere sufficienti misure di supporto come un’adeguata idratazione della madre, la somministrazione di antidolorifici, il cambio di posizione o lo svuotamento della vescica.

In altri casi, potrebbe essere necessario rompere artificialmente le membrane amniotiche se non si fossero ancora “rotte le acque“.

Nei casi più complessi, si può ricorrere alla somministrazione di farmaci come l’ossitocina, un ormone naturalmente prodotto dall’organismo che stimola le contrazioni uterine.

L’ossitocina viene utilizzata per sostenere le contrazioni dell’utero quando queste sono troppo deboli.

È fondamentale un attento monitoraggio durante tutto il processo, per garantire il benessere sia della madre che del feto e per intervenire prontamente in caso di necessità.

Distocie fetali.

Le distocie fetali rappresentano una categoria specifica di complicazioni del parto legate alle caratteristiche del feto stesso.

Queste situazioni si verificano quando il bambino ha dimensioni molto grandi rispetto al canale del parto o si trova in una posizione che rende difficoltoso il processo di nascita.

Una delle principali cause di distocia fetale è la macrosomia, ovvero quando il feto ha dimensioni superiori alla norma.

I medici valutano questa condizione attraverso i percentili di crescita fetali, ma è importante notare che una stima precisa del peso fetale prima della nascita è spesso difficile.

La macrosomia può portare alla “distocia di spalla”, di cui abbiamo parlato prima.

Oltre alle dimensioni, anche la posizione del feto può causare una distocia. Normalmente, il feto si presenta con la testa flessa sul tronco e il vertice (la parte posteriore del cranio) come prima parte a emergere.

Come ci si comporta in caso di parto distocico?

La gestione di un parto distocico richiede un approccio attento e personalizzato, basato sulla specifica situazione clinica. Il primo passo è sempre il monitoraggio attento del benessere materno e fetale attraverso il tracciato cardiotocografico e altri parametri clinici.

In caso di distocia dinamica, l’intervento può iniziare con misure conservative come il cambio di posizione della madre, l’idratazione o la somministrazione di antidolorifici.

Se queste misure non sono sufficienti, si può procedere con la somministrazione di ossitocina per stimolare le contrazioni uterine.

Per le distocie meccaniche e fetali, l’approccio dipende dalla causa specifica. In caso di distocia di spalla, per esempio, abbiamo detto che esistono manovre ostetriche specifiche che possono essere utilizzate per facilitare il passaggio del bambino.

In situazioni più complesse, potrebbe essere necessario ricorrere all’uso della ventosa ostetrica.

La ventosa è uno strumento in plastica a forma di campana che si applica sulla testa del bambino per esercitare una trazione e facilitarne l’uscita.

Prima di utilizzarla, il ginecologo chiede il consenso alla madre e chiama il pediatra o il neonatologo per assistere il neonato in caso di necessità. È importante che la donna sia informata e preparata a questa eventualità, in modo da poter collaborare efficacemente durante la procedura.

Attenzione a questo momento, perché in alcuni casi potrebbero verificarsi casi di violenza ostetrica.

Dopo un parto distocico, è fondamentale un’attenta osservazione sia della madre che del neonato. Per la madre, si monitora il rischio di emorragie post-partum e si valuta la necessità di eventuali riparazioni di lacerazioni. Per il neonato, si effettua una valutazione approfondita per escludere eventuali complicazioni legate al parto difficoltoso.

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Fonti

Myers ER, Sanders GD, Coeytaux RR, et al. Labor Dystocia [Internet]. Rockville (MD): Agency for Healthcare Research and Quality (US); 2020 Mag. (Comparative Effectiveness Review, No. 226.) Disponibile qui: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK557130/

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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