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Paura della morte: come affrontarla insieme?

di Chiara Fabbiano - Psicologa, Luglio 2, 2024

La paura della morte è comune in quasi tutti gli esseri umani.

Può però essere difficile gestirla quando ad averla è uno dei tuoi bambini e questo influenza la sua vita in maniera importante.

Vediamo insieme come comportarci.

Parliamo della tanatofobia.

Che fatica parlare della morte! Diciamocelo, parlare della morte è difficile e spesso anche imbarazzante.

I fatti sulla morte e il morire sono tra gli argomenti più emotivi e complessi dell’infanzia. 

Non di rado, quando si parla di morte, lo si fa perché qualcuno è appena morto e di fronte alla mancanza si prova sempre un senso di impotenza, unito alla paura di ferire l’altro e di urtare la sua sensibilità con le nostre parole che in un momento estremamente doloroso ci sembrano superflue e fuori luogo.  

Questo complesso e articolato ragionamento non appartiene di certo alla mente di un bambino, che infatti molto presto inizierà ad interrogarsi su domande come:

  • “cos’è la morte?”
  • “perchè succede?”
  • “perchè porta via le persone a cui vogliamo bene?”
  • “dove va chi muore?”

Queste domande ci colgono sempre impreparati perché abbiamo la convinzione che un bambino o una bambina non abbiano la struttura emotiva necessaria per sostenere un dialogo sulla morte, e soprattutto ci dispiace che stiano pensando a qualcosa di tanto brutto e tanto triste. 

Trattare conversazioni così delicate con il proprio figlio o figlia è difficile ma possibile, vediamo come. 

Cosa influenza la paura della morte nei bambini piccoli? 

Probabilmente ciò che maggiormente influenza la paura della morte nei bambini piccoli è l’acquisizione dello sviluppo di un concetto maturo della morte, cioè la comprensione della morte come evento biologico.

Uno studio condotto con bambini tra i 4 e gli 8 anni ha dimostrato come la comprensione della morte e la paura che provano per questa sia inversamente proporzionale e cioè più un bambino è in grado di comprendere la morte in termini biologici, meno ne sarà spaventato.

Questi dati forniscono un buon supporto scientifico alla convinzione ampiamente diffusa che discutere di morte e morire in termini biologici sia il modo migliore per aiutare i bambini a prendere confidenza con il concetto e quindi ad averne sempre meno paura. 

paura della morte

Le prime domande sulla morte.

I bambini riconoscono per la prima volta la morte nel periodo prescolare, quindi fra i tre e i cinque anni, per cui, le prime domande sulla morte cominceranno proprio in questo periodo. 

L’aspetto fondamentale da considerare è raccontare al bambino o bambina la verità con parole e concetti semplici, senza dire più di quanto il bambino/a stesso/a non abbia chiesto.

A questa età, i bambini piccoli non hanno ancora acquisito conoscenze specifiche sui fondamenti biologici della vita e della morte e quindi danno un senso a ciò che sanno sulla morte e il morire in termini di comprensione del comportamento umano. 

Ciò che il bambino o la bambina percepisce dagli adulti di riferimento è che se muore qualcuno, c’è tristezza, c’è sofferenza. La deduzione che il piccolo fa è: “Visto che la morte causa sofferenza e tristezza, è sicuramente qualcosa di brutto e negativo”

Non capendo però esattamente di che cosa si tratti, ne ha paura. 

Paura della morte alle varie età.

Infatti, i bambini in età prescolare considerano tipicamente che la morte sia qualcosa che accade solo ad alcuni (i malati, gli anziani) e che possa essere evitata con una vita sana e l’evitamento di situazioni specifiche che sanno possano essere fatali (ad esempio, incidenti stradali, incidenti domestici, contrarre una brutta malattia): a questa età non comprendono le cause della morte, se non collegandola con agenti interni o esterni come il veleno, le pistole o le malattie mortali.

Ad esempio, non di rado, i bambini piccoli tendono a concettualizzare la morte come uno stato alterato di vita, sia in paradiso, sia sottoterra nella tomba, e quindi spesso affermano che i morti abbiano ancora bisogno di ossigeno o acqua, e che i morti possano sentire, sognare e così via. 

Nella tarda infanzia (dopo i 6 anni), i bambini sviluppano una comprensione della morte come la cessazione permanente e irreversibile di tutte le funzioni vitali

In particolare, comprendono anche dei sotto-concetti della morte, come il fatto che essa implichi l’interruzione di tutte le funzioni fisiologiche, il fatto che tutti gli esseri viventi debbano morire, che sia un processo irreversibile e che sia il risultato di qualcosa che in qualche modo “non va”. 

Come si manifesta la paura della morte?

La paura della morte, come tutte le paure, può manifestarsi in diversi modi, quali ansia, paura di separazione e preoccupazioni sulla sicurezza dei propri cari. 

La paura può manifestarsi anche “solo” con la curiosità e le domande poste ai genitori ed è in quello spazio di scambio e di sostegno che il bambino impara a  sopportare e affrontare certi temi, anche quelli considerati più “pesanti”. 

Le domande inerenti alla morte infatti, hanno a che fare con la morte ma, anche, con lo scorrere del tempo. Il tempo non è solo portatore di morte ma, per fortuna, significa anche crescere. 

Credo quindi che sia di fondamentale importanza dire la verità, essere onesti e molto chiari. 

Se, pur con l’intenzione di proteggerli, diciamo ai bambini qualcosa per annebbiare o impedire il loro pensiero o il loro sentire, li spaventiamo.

Non saremo rassicuranti ma spaventosi: si sentiranno presi in giro e imbrogliati. E la paura aumenterà perché “se il mio genitore non vuole o non sa come parlare di questa cosa, allora fa davvero paura”.  

Dunque, per essere efficace nella risposta alla domanda sulla morte ricorda di essere: sincero, chiaro e preciso. La morte è una parte inevitabile della nostra vita ed è responsabilità dei genitori garantire che i bambini sappiano che se ne può parlare mostrando loro di essere aperti, onesti e a nostro agio con i nostri sentimenti a riguardo. 

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Fonti

Wilson E, Caswell G, Turner N, Pollock K. Talking about death and dying: Findings from deliberative discussion groups with members of the public. Mortality (Abingdon). 2022 Nov 11;29(1):176-192. doi: 10.1080/13576275.2022.2136515. PMID: 38293271; PMCID: PMC10824017.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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