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Perché chiede perché? Quando smetterà?

di Claudia Denti, Marzo 18, 2024

Nell’articolo di oggi parliamo di un aspetto fondamentale dello sviluppo dei bambini: la fase del “perché”. Questa fase, abbastanza sfidante, è proprio quella in cui ti chiederai perché chiede perché continuamente… e come sopravvivere!

Quando iniziano i bambini a chiedere perché?

La fase del “perché” inizia generalmente intorno ai 2-3 anni di età, quando i bambini sviluppano la capacità di formulare domande. Questa curiosità nasce dalla loro naturale inclinazione a esplorare il mondo circostante e dalla voglia (e necessità) di capire come funzionano le cose. Secondo gli esperti in psicologia evolutiva, questo è un segnale positivo che indica un normale sviluppo cognitivo. I bambini, in questa fase, non cercano una spiegazione scientifica, ma attraverso il “perché” esprimono il desiderio di interagire con chi li circonda e di affermare la propria presenza nel mondo.

Non è raro sentire domande che sfidano la nostra conoscenza, pazienza e a volte anche il nostro senso logico. Queste domande possono variare da “Perché il cielo è azzurro?” a “Perché devo andare a letto ora?” oppure “Perché la nonna ha i capelli bianchi?“. Ogni “perché” è un invito a guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino, pieno di meraviglia e novità (che è anche un ottimo approccio per una maggiore felicità e per non invecchiare mai).

Perché chiede perché? Quanto dura?

La durata di questa fase varia da bambino a bambino. Alcuni possono superare questo periodo relativamente velocemente, mentre altri possono continuare a chiedere incessantemente “perché” anche fino ai 6 o 8 anni. È importante capire che questa fase non ha una scadenza definita e non dovrebbe essere vista come un problema da risolvere, ma piuttosto come un’opportunità educativa. Durante questo tempo, i bambini stanno costruendo le fondamenta del pensiero critico e dell’apprendimento autonomo.

È essenziale nutrire questa curiosità innata e non soffocarla. Rispondere con pazienza alle domande dei bambini contribuisce al loro sviluppo linguistico e cognitivo. Inoltre, è un modo per rafforzare il legame emotivo tra genitore e figlio, mostrando interesse per il loro modo di pensare e sentire.

Come rispondere alle domande di un bambino?

Rispondere alle domande di un bambino può talvolta sembrare un compito arduo, ma è importante accettare questa sfida con entusiasmo. L’approccio migliore è offrire risposte semplici e oneste, adatte all’età del bambino. Se per qualcosa non hai la risposta, è una buona idea dire “Non lo so” e proporre di scoprire la risposta insieme. Non c’è bisogno di entrare in dettagli complessi o tecnici; spesso, una spiegazione di base è più che sufficiente per appagare la loro curiosità… e poi arriverà comunque il prossimo perché!

È anche utile incoraggiare i bambini a pensare a possibili risposte da soli. Facendo domande in risposta alle loro, come “Cosa ne pensi tu?”, si stimola il loro pensiero critico e li si incoraggia a essere indipendenti nella ricerca di soluzioni. Questo metodo li aiuta a costruire fiducia nelle proprie capacità cognitive e a sviluppare capacità di problem solving.

Come gestisco gli argomenti difficili o tabù?

Nel rispondere a domande impegnative o sensibili, è essenziale mantenere la calma e offrire risposte appropriate all’età. Quando si tratta di argomenti complessi come la morte, il sesso o le questioni etiche, è importante essere onesti ma anche delicati. È consigliabile valutare il livello di comprensione del bambino e offrire informazioni che possano comprendere senza sentirsi sopraffatti o confusi.

Una cosa che noi di Genitore Informato è di non usare mai bugie bianche, a parte in rarissime occasioni dove si crea un po’ di magia che non sarebbe possibile da grandi (babbo natale dice qualcosa?).

Quando finisce la fase del perché?

Come abbiamo detto, la fase del “perché” tende a diminuire man mano che i bambini crescono e sviluppano altre abilità cognitive e linguistiche. Di solito, quando iniziano la scuola, le loro domande diventano più mirate e meno frequenti. Tuttavia, la curiosità rimane un tratto fondamentale, e i bambini continueranno a porre domande per ampliare la loro comprensione del mondo. Il nostro consiglio è coltivare questa curiosità, invitando il bambino a scoprire le cose e farne esperienza, anche sbagliando, perché più ampia sarà la sua esperienza di vita, più chance avrà di avere uan vita felice e di successo.

Noi siamo con te

Noi di Genitore Informato siamo al tuo fianco in ogni tappa del percorso educativo dei tuoi figli. Lo facciamo attraverso guide e corsi come Capricci Addio e Genitore Fuoriclasse e con consulenze personalizzate per affrontare e comprendere meglio le sfide e le gioie della genitorialità.

Non sarete mai soli in questo viaggio, noi siamo con voi.

Fonti

Beltre G, Mendez MD. Child Development. [Updated 2023 Nov 13]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2023 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK564386/

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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