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Luglio 20, 2022

Sappiamo tutti quanto sia importante educare i bambini senza trascurare la loro autostima, e da questo punto di vista il rinforzo positivo è il modo più valido che abbiamo per permettere ai piccoli di crescere emotivamente sani, sicuri di se stessi e capaci di cavarsela quando, superata l’adolescenza, entreranno nel mondo degli adulti.

Secondo gli specialisti in psicologia infantile, la chiave per educare correttamente i bambini è proprio questa: rispettare il bambino, comunicare correttamente e utilizzare i rinforzi positivi per incoraggiare l’apprendimento dei comportamenti di vita salutari ed evitare l’aggressività tramite l’esercizio dell’autodisciplina.

Ma cosa sono, esattamente, i rinforzi positivi e perché gli psicologi ribadiscono la loro importanza?

Cos’è il rinforzo positivo?

Un rinforzo positivo può essere visto come un “trucchetto educativo” utile a indirizzare i bambini verso i comportamenti di vita sani e corretti, permettendogli così di sviluppare una personalità equilibrata.

Concretamente il rinforzo positivo non è altro che un meccanismo psicologico che, attraverso la gratificazione ottenuta in seguito al compimento di un certo comportamento, permette al bambino di capire qual è, appunto, il comportamento salutare da attuare da quel momento in avanti.

In questo modo il piccolo assimila e impara ad effettuare la ripetizione di quel comportamento, traendo anche più sicurezza in se stesso e accrescendo la sua autostima.

Questa “tecnica” educativa nasce soprattutto dall’opinione positiva che la maggior parte dei pedagogisti ed educatori hanno al riguardo: è consigliabile soffermarsi ad elogiare un comportamento positivo del bambino ogniqualvolta questo agisce in modo giusto, anziché criticare qualsiasi azione negativa o addirittura decidere di elargire punizioni.

Per comprendere l’utilità del rinforzo positivo si può pensare a un esempio: immaginiamo un bambino che piange (comportamento), se si rende conto che attraverso questo comportamento la madre lo prenderà in braccio sistematicamente, tenderà a ripetere sempre quel comportamento, per ritrovare la sensazione piacevole del contatto umano con la mamma.

Questo esempio può aiutarci a capire che prendere il piccolo in braccio quando piange potrebbe rappresentare un rinforzo sul comportamento del pianto: il bambino, quando vuole essere preso in braccio, inizia a piangere perché ha imparato che attraverso quel comportamento i genitori corrono a prenderlo.

Questo esempio che abbiamo visto può essere considerato come un rinforzo “positivo”, e questo perché l’intervento della mamma in caso di pianto del bambino ha una funzione evolutiva ed emotiva di primaria importanza: è come se la madre dicesse al bambino che lei c’è sempre, che il piccolo non è solo e che la sua mamma è al suo fianco per soddisfare i suoi bisogni.

Certamente è però importante che si riesca ad applicare questo “rinforzo” con moderazione, cercando di evitare che il piccolo impari questa corrispondenza in modo troppo rigido.

I rinforzi positivi utilizzabili in ambito educativo sono tanti, esistono ad esempio quelli “alimentari”, quelli “tangibili” (ad esempio il permesso per andare a giocare o svolgere attività piacevoli), i rinforzi simbolici (ad esempio l’uso di stelline o voti su un’agenda per ogni azione positiva), quelli dinamici (permessi e premi per aver fatto un compito scolastico da solo) e i rinforzi sociali (ad esempio un abbraccio o un altro gesto di gratificazione affettiva come un sorriso).

rinforzo positivo

I benefici del rinforzo positivo

I rinforzi positivi si basano sull’uso di gratificazioni finalizzati ad aumentare i comportamenti desiderabili nel bambino, evitando così quelli negativi.

Tramite l’utilizzo di questa semplice “strategia educativa comportamentale”, i bambini capiscono qual è il modo positivo per ottenere una gratificazione personale, e tendono ad attuare quel comportamento nel tempo.

Gli effetti benefici di questi comportamenti sono tanti: il bambino si sente più motivato a compiere le sue azioni quotidiane, come ad esempio fare i compiti, farsi il letto e così via.

Ne deriva anche un miglioramento della sua autostima e della fiducia in se stesso.

Cos’è il rinforzo negativo?

I rinforzi usati con fine educativo possono essere anche “negativi”, ovvero gesti, azioni e parole rinforzanti che si traducono in comportamenti negativi.

Per comprendere cosa si intende per questo concetto possiamo fare un esempio: immaginiamo un bambino che non vuole fare i compiti (situazione avversa), se il piccolo capisce che lamentando un fastidio (ad esempio un mal di pancia) i genitori lo lasceranno riposare, ma la richiesta di non fare i compiti in questo modo sarà molto più frequente.

Consentire al bambino di non fare i compiti, o sottrarsi ad altre situazioni spiacevoli, rappresenta un rinforzo negativo sul suo comportamento inadeguato, perché porterà il piccolo a lamentarsi continuamente per sottrarsi a quella determinata situazione spiacevole.

Come parlare al bambino?

Valorizzare i comportamenti positivi del bambino è il miglior modo per educare e infondere autostima al piccolo.

Come dunque parlare al bambino per gratificarlo?

Semplicemente elogiandolo con parole sincere, tutte le volte che siamo orgogliosi per qualche comportamento “significativo” che compie, naturalmente in base alla sua età.

Possiamo ad esempio gratificarlo ogni qualvolta il piccolo compie un buon gesto, fa uno sforzo o si impegna per imparare qualcosa, anche se magari non è ancora riuscito a portarlo a compimento.

Le parole di elogio possono davvero riuscire a infondere autostima al piccolo, immaginiamo il potere delle seguenti affermazioni: “ottimo lavoro!”.

Oppure: “La mamma e il papà sono orgogliosi per questo comportamento”, “per questo buon voto, per aver messo a posto i tuoi giochi, per essere stato gentile con la tua sorellina”, e così via.

Elogiare i comportamenti dei bambini ha senza dubbio delle conseguenze importanti a livello emotivo, di autostima e di capacità di credere in se stessi.

Per dare un rinforzo positivo al bambino, comunque, non necessariamente occorre usare le parole: per elogiarlo si può ricorrere anche ad altre forme di gratificazione, ad esempio un abbraccio, un gesto (ad esempio un pollice alzato) e persino un premio.

Quello che conta è che il piccolo percepisca di essere apprezzato per il suo sforzo, e sia così stimolato a ripetere lo stesso comportamento in futuro.

rinforzo positivo

È giusto usare rinforzi positivi?

Alcuni genitori si chiedono quale sia la linea di confine in cui un rinforzo positivo può essere, invece di positivo, controproducente per l’educazione del bambino.

È bene ricordare che i rinforzi positivi vanno bene a condizione che si ponga un limite all’entità della gratificazione.

Portare al piccolo un nuovo gioco, puntualmente e solo perché pronuncia la parola grazie agli estranei o non fa “capricci” (sì, anche nei “terribili due”), rappresenta un esempio di rinforzo eccessivo, che non si tradurrebbe affatto in un messaggio educativo ma avrebbe effetti contrari.

Le gratificazioni, per svolgere la loro funzione positiva in chiave di rinforzo positivo, devono avvenire con equilibrio e solo se la situazione lo richiede.

Immaginiamo che il piccolo ottenga un ottimo voto a scuola dopo essersi impegnato da solo, questa rappresenta l’occasione giusta per comunicare il nostro orgoglio e la nostra fierezza al riguardo: “sono molto orgogliosa di te!“.

Anche quando il bambino non ha ottenuto successi particolari o comportamenti lodevoli, è sempre bene far sentire loro la nostra vicinanza, comunicando senza esitazione che siamo “contenti di averlo vicino e passare insieme del tempo in sua compagnia”.

Quest’ultimo è un rinforzo positivo “gratuito”, ma parimenti efficace.

Usare i rinforzi positivi naturalmente non significa compiacere sempre il piccolo, farle passare tutte al bambino o farsi andare bene tutto, perché questi comportamenti si tradurrebbero nel chiudere gli occhi davanti agli errori dei figli. Inoltre, questo minerà la loro autostima nel tempo, perché si accorgeranno che anche quando non hanno fatto bene, sono stati comunque premiati.

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Dott.ssa Claudia Denti

Laureata in Scienze dell’Educazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica.
Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

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