La sifilide è una malattia sessualmente trasmissibile causata dal batterio Treponema pallidum.
Anche se sembra una malattia d’altri tempi, resta ancora oggi un grave problema di salute pubblica e può causare complicazioni anche in gravidanza.
In questo articolo esploreremo in dettaglio tutto quello che c’è da sapere per evitarla o curarla.
Che cos’è la sifilide?
È un’infezione batterica che si trasmette principalmente attraverso il contatto sessuale.
Il batterio responsabile, Treponema pallidum, è una spirocheta che può penetrare attraverso le mucose o la cute danneggiata, diffondendosi rapidamente in tutto l’organismo.
L’infezione si sviluppa in diversi stadi, ciascuno con sintomi e caratteristiche proprie.
Se non trattata, la sifilide può causare gravi danni a vari organi, inclusi il sistema nervoso centrale e il sistema cardiovascolare.
Inoltre, se contratta prima della gravidanza o in gravidanza, può rappresentare una seria minaccia per il feto.
Come si trasmette?
Come abbiamo detto, la sifilide si trasmette principalmente attraverso contatto sessuale diretto con una lesione infetta, quindi spesso tramite rapporti sessuali non protetti oppure, quella per noi più “interessante” anche se in modo negativo, è la trasmissione dalla madre al feto durante la gravidanza (sifilide congenita).
In alcuni casi, più rari, il contagio può avvenire attraverso:
- Trasfusioni di sangue infetto (in Italia quasi impossibile)
- Contatto con oggetti contaminati (es. aghi usati)
È importante notare che il Treponema pallidum sopravvive per poco tempo al di fuori del corpo umano, rendendo il contagio indiretto poco probabile.
Quali sono gli stadi della malattia?
Gli stadi della sifilide sono principalmente quattro e si distingono per periodo e per sintomi. Vediamoli uno per uno, per essere in grado di riconoscere eventuali problemi.
Ricordiamoci che, anche se sembra una malattia di altri tempi, in realtà è ancora molto presente, per questo è importante conoscerla.
Teniamo presente che nel 2022, in Italia si sono registrati 2.540 casi di sifilide per 100.000 abitanti, con un tasso di incidenza di 4,3. Questo inoltre è un significativo aumento rispetto al 2018, quando il tasso era di 2,5 con 1.526 casi per 100.000 abitanti1. Rispetto al 2021, i casi sono passati da 580 a 700, mostrando un incremento del 20%.
Vediamo dunque questi stadi.
1. Sifilide primaria
Dopo un periodo di incubazione di 3-4 settimane, compare il primo segno dell’infezione: il sifiloma. Si tratta di un’ulcera indolore che si forma nel punto di ingresso del batterio, spesso sui genitali, nell’ano o nella bocca. Il sifiloma guarisce spontaneamente in 4-6 settimane, anche senza trattamento.
2. Sifilide secondaria
Questo stadio inizia 3-6 settimane dopo la comparsa del sifiloma. I sintomi includono:
- Eruzioni cutanee diffuse (su palmo delle mani e pianta dei piedi)
- Febbre
- Mal di gola
- Perdita di capelli a chiazze
- Dolori muscolari
- Stanchezza
Anche questi sintomi scompaiono spontaneamente, ma l’infezione persiste.
3. Sifilide latente
In questa fase, che può durare anni, non ci sono sintomi evidenti. L’infezione può essere rilevata solo attraverso test del sangue. Si distingue in:
- Latente precoce (primo anno dopo l’infezione)
- Latente tardiva (dopo il primo anno)
4. Sifilide terziaria
Se non trattata, la sifilide può evolvere in questa fase grave dopo molti anni dall’infezione iniziale. Questa fase, se non si è ancora trattata, può andare a intaccare il sistema nervoso centrale, quello cardiovascolare, diversi organi interni e le ossa.
Cosa succede se ce l’ho in gravidanza?
Come abbiamo detto già a inizio articolo, la sifilide in gravidanza rappresenta un rischio grave per il feto. Può infatti causare:
- Aborto spontaneo
- Morte fetale
- Parto prematuro
- Sifilide congenita nel neonato
Tutte le donne in gravidanza dovrebbero essere sottoposte a screening per la sifilide e, se positive, trattate immediatamente con antibiotici sicuri per il feto.
Come si fa la diagnosi?
La diagnosi della sifilide si basa su diversi approcci complementari.
Innanzitutto, l’esame clinico è fondamentale per identificare eventuali segni e sintomi caratteristici della malattia. Tuttavia, poiché molti infetti possono essere asintomatici, è essenziale integrare l’esame clinico con test di laboratorio.
I test sierologici giocano un ruolo cruciale nella diagnosi. Questi test permettono di rilevare la presenza di anticorpi specifici contro il Treponema pallidum, il batterio responsabile della sifilide.
In presenza di lesioni sospette, l’esame microscopico diretto può fornire una conferma immediata della presenza del batterio. Questo metodo è particolarmente utile nelle fasi iniziali della malattia, quando le lesioni sono più probabilmente infettive.

Data la possibilità di infezioni asintomatiche, è fondamentale effettuare screening regolari per le persone considerate a rischio. Questo approccio preventivo permette di identificare e trattare precocemente i casi di sifilide, riducendo il rischio di complicazioni e di trasmissione ad altri.
Per quanto riguarda la diagnosi della sifilide congenita nei neonati, in caso di trasmissione verticale dalla madre al feto, il processo è più complesso. La diagnosi si basa su una combinazione di fattori:
- Storia clinica materna: importante verificare se la madre ha avuto una diagnosi di sifilide durante la gravidanza e se ha ricevuto un trattamento adeguato.
- Esame fisico del neonato: si cercano segni caratteristici come eruzioni cutanee, epatosplenomegalia, ittero, rinite o lesioni ossee.
- Si effettuano test sul sangue del cordone ombelicale.
- Test treponemici specifici
- Radiografie delle ossa lunghe possono rivelare alterazioni caratteristiche della sifilide congenita.
- Esame del liquido cerebrospinale per valutare il coinvolgimento del sistema nervoso centrale.
Data la complessità della diagnosi nei neonati, spesso si opta per un approccio preventivo, trattando i neonati a rischio (nati da madri con sifilide non trattata o inadeguatamente trattata) anche in assenza di segni clinici evidenti di infezione.
Trattamento
Il trattamento di elezione per la sifilide è la penicillina. La terapia varia in base allo stadio della malattia, ma è sempre antibiotica, in quanto si tratta di curare di fatto un’infezione batterica.
Per i pazienti allergici alla penicillina, esistono terapie alternative come doxiciclina o tetraciclina.
È fondamentale completare il trattamento prescritto e sottoporsi a controlli periodici per verificare l’efficacia della terapia.
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Fonti
Leslie SW, Vaidya R. Congenital and Maternal Syphilis. [Aggiornato 2024 Ago 17]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Gen-. Disponibile qui: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK537087/
