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Gennaio 19, 2023

Tutti i genitori prima o poi si trovano ad affrontare il singhiozzo neonati. Chi è più fortunato si trova a subire pochi episodi che si risolvono in breve tempo, ma alcuni bambini attraversano situazioni più critiche e più frustranti, specialmente per il bambino stesso che non riesce a fermare gli spasmi anche per molti minuti, se non ore.

In questo articolo vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere sul singhiozzo del neonato, se ci sono soluzioni e quali sono e quando bisogna preoccuparsi.

Come si fa a far passare il singhiozzo al neonato?

Il singhiozzo è un comportamento autonomo che causa contrazioni ritmiche del diaframma, che è il muscolo che noi umani usiamo per regolare l’aria nei polmoni e che quindi è fondamentale per la respirazione e per la vocalizzazione.

Se si desidera interrompere il singhiozzo, bisogna essere consapevoli che non sempre è possibile e che è una sorta di “riflesso” (prendi questa definizione con le pinze) che tende a risolversi spontaneamente. Alcuni comportamenti e cambi di contesto potrebbero facilitare la calma del muscolo, ma non sono metodi garantiti.

Si trovano consigli, cercando online, che spiegano di dare qualche cucchiaino d’acqua al neonato. Ricordiamoci che il neonato assume già tutta l’acqua che gli serve attraverso il latte, e che i reni “acerbi” potrebbero non essere allenati a processare a dovere l’acqua in eccesso: un consiglio alternativo potrebbe essere di attaccare il bambino al seno oppure di dargli qualche goccia di latte dal biberon, così che la deglutizione favorisca il rilassamento diaframmatico e possa togliere questa frustrazione al bambino.

Un’alternativa – per i bambini che lo accettano – è il ciuccio, che per una motivazione simile al biberon o alla tetta, favorisce il rilassamento del diaframma e la fine degli spasmi.

singhiozzo neonati

Cosa vuol dire quando un neonato ha il singhiozzo?

Se il singhiozzo avviene dopo una poppata, la causa è molto probabilmente il fatto che lo stomaco è pieno e si distende, interferendo con la posizione del diaframma che poi reagisce con gli spasmi del singhiozzo.

Questa distensione potrebbe essere causata da un’ingestione troppo veloce del latte oppure dalla presenza di molta aria: il neonato potrebbe aver un movimento di suzione impreciso e far passare aria o, nel caso dell’allattamento artificiale, aver bisogno di cambiare tettarella per diminuire l’ingestione di aria durante il pasto.

Come abbiamo detto il singhiozzo è una reazione automatica e naturale e nella maggior parte dei casi si risolve autonomamente, anche se durante la crisi può essere molto fastidiosa per il bambino.

Quando preoccuparsi per il singhiozzo?

Se il singhiozzo dura poco, anche se si presenta spesso, tendenzialmente non è una causa di preoccupazione. Come abbiamo detto, è un fenomeno naturale, specialmente nei primi tempi. Teniamo presente che il bambino ha il singhiozzo già nella pancia, intorno al terzo trimestre di gravidanza: il suo corpo non ancora sviluppato sta allenando la muscolatura necessario alla digestione e alla respirazione e il singhiozzo è un metodo naturale e normale perché questo avvenga.

Se invece il singhiozzo si protrae per molto tempo o è collegato a episodi importanti di reflusso, allora è importante sentire il pediatra, per capire quale potrebbe essere il problema sottostante. Quando ci sono problemi di salute, ricordalo, la figura di riferimento è sempre il pediatra perché è in grado di verificare la situazione reale del bambino, visitandolo di persona e ha le competenze necessarie per capire che cosa fare.

Singhiozzo neonati: cosa succede se il bambino non fa il ruttino?

Il ruttino ha lo scopo di buttare fuori l’aria ingerita durante il pasto. Se il bambino non dovesse farlo, non significa che non ha digerito (c’è questa strana idea che si digerisca quando si fa un rutto in italia) ma semplicemente che ha ingerito pochissima aria oppure non l’ha espulsa.

Naturalmente, sarebbe meglio che quest’espulsione avvenisse, così che il bambino sia alleggerito e non abbia dolori addominali causati dall’eccessiva distensione degli organi interni. Una delle conseguenze possibili è il singhiozzo, ma non c’è sempre un collegamento diretto tra un eccesso d’aria e questi spasmi.

Singhiozzo neonato

Quanto deve durare il singhiozzo?

Come abbiamo detto, il singhiozzo si presenta in serie di qualche minuto, ma occasionalmente può durare molto di più. Si sono registrati addirittura casi in persone adulte in cui il singhiozzo è durato giorni, fino a un mese, in soggetti sani. Naturalmente per il neonato la situazione si farebbe incredibilmente pesante e quindi il consiglio è sempre il solito: se c’è un problema, si va dal pediatra per scoprire qual è e per trovare insieme una soluzione che possa far stare bene il bambino.

A cosa serve il singhiozzo?

Non esiste ancora una risposta definitiva a questa domanda, anche perché dipende dal contesto e dalla condizione di salute dell’individuo colpito. Come abbiamo detto, il bambino ha il singhiozzo già durante la gravidanza e la funzione potrebbe essere quella di allenare la muscolatura della respirazione. Secondo alcuni studiosi, invece – nelle persone adulte – il singhiozzo potrebbe servire per eliminare l’aria dallo stomaco.

Ogni singolo spasmo, infatti, andrebbe a variare la pressione interna degli organi, principalmente causando l’espulsione di una parte d’aria dagli organi interni.

Chi è lo specialista del singhiozzo?

Per quanto riguarda il singhiozzo neonato, ovviamente lo specialista di riferimento è il pediatra: il 99% delle situazioni in cui il singhiozzo sta creando qualche problema sarà in grado di risolvere proprio questo specialista. Negli adulti, lo specialista di riferimento per quanto riguarda il singhiozzo è tendenzialmente lo pneumologo, in quanto il diaframma è coivolto con la respirazione. Non conoscendo la causa scatenante (per esempio potrebbe essere un problema nervoso) non possiamo dare una risposta esauriente a questa domanda in un articolo.

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Dott.ssa Claudia Denti

Laureata in Scienze dell’Educazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica.
Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

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