Sofferenza fetale: cosa fare quando succede?

di Severino Cirillo, Ottobre 3, 2024

Severino Cirillo, Laureato in Health Sciences, CEO di Genitore Informato

La sofferenza fetale è una complicanza che può verificarsi durante la gravidanza o il parto, rappresentando una minaccia per il benessere del feto.

Questo articolo esplora in dettaglio le cause, i metodi di diagnosi e le opzioni di trattamento della sofferenza fetale, fornendo informazioni essenziali per futuri genitori e professionisti del settore sanitario.

Cos’è la sofferenza fetale?

La sofferenza fetale si riferisce a una condizione in cui il feto mostra segni di stress prima o durante il parto.

È una cosa che può succedere anche in una gravidanza andata molto bene, per questo bisogna comunque tenere alta l’attenzione.

Questi segni indicano che il feto non sta ricevendo ossigeno sufficiente o sta affrontando altre difficoltà (come per esempio un problema con le briglie amniotiche) che potrebbero comprometterne la salute.

Cause della sofferenza fetale

La sofferenza fetale può essere causata da diverse situazioni e va trattata nel minor tempo possibile, per dare più possibilità al piccolo di nascere in salute (se non troppo pretermine)

  1. Gravidanza post-termine
  2. Complicanze durante il travaglio: situazioni come un travaglio prolungato o, al contrario, eccessivamente rapido possono portare a stress per il feto.
  3. Compressione del cordone ombelicale, che può ridurre l’apporto di ossigeno al feto.
  4. Distacco della placenta: una separazione prematura della placenta dall’utero può compromettere l’ossigenazione fetale.
  5. Contrazioni uterine eccessive o troppo intense o frequenti possono ridurre il flusso sanguigno alla placenta.
  6. Condizioni materne come l’ipertensione, il diabete gestazionale o le infezioni possono contribuire a causare sofferenza.
sofferenza fetale

Come si scopre?

La diagnosi tempestiva della sofferenza fetale è cruciale per garantire la salute del nascituro. Ci sono diversi metodi per capire se il feto è in sofferenza, vediamo insieme i principali.

Monitoraggio della frequenza cardiaca fetale

Il monitoraggio continuo della frequenza cardiaca fetale è il metodo più comune per rilevare segni di sofferenza. Può essere effettuato attraverso:

  • Monitoraggio elettronico fetale (EFM): questo metodo fornisce una registrazione continua della frequenza cardiaca fetale e delle contrazioni uterine.
  • Auscultazione intermittente: utilizzando un dispositivo Doppler manuale, la frequenza cardiaca viene controllata a intervalli regolari.

Interpretazione dei pattern della frequenza cardiaca

I medici, utilizzando questo metodo, cercano specifici pattern nella frequenza cardiaca fetale che possono indicare stress:

  • Decelerazioni tardive
  • Decelerazioni variabili severe
  • Bradicardia prolungata (che indica una frequenza cardiaca inferiore a 110 battiti al minuto)
  • Tachicardia prolungata (frequenza cardiaca superiore a 160 battiti al minuto)
  • Variabilità ridotta della frequenza cardiaca

Altri metodi per la diagnosi

Ci sono anche altri metodi per effettuare la diagnosi di sofferenza del feto, e nello specifico si può fare un’analisi del sangue del cuoio capelluto fetale, per valutarne l’ossigenazione, oppure l’amnioinfusione che è un’iniezione di soluzione salina nella cavità amniotica, sia per diagnosi che per terapia in caso di compressione del cordone.

Come si tratta?

Una volta diagnosticata, l’obiettivo principale è migliorare rapidamente la condizione del feto. Ci sono alcune opzioni di trattamento che verranno scelte dal team medico sul momento in base alla situazione di feto e madre.

Interventi conservativi

Tra gli interventi puramente conservativi abbiamo:

  1. Somministrazione di ossigeno materno per aumentare l’ossigenazione del sangue materno
  2. Fluidoterapia endovenosa, che migliora il flusso sanguigno placentare.
  3. Cambio di posizione materna dove si fa sdraiare la madre sul fianco sinistro per migliorare il flusso sanguigno uterino.
  4. Sospensione dell’ossitocina: se è stata utilizzata per stimolare le contrazioni e indurre il parto, viene interrotta per ridurre lo stress sul feto.
  5. Tocolisi: in casi di contrazioni eccessive, possono essere somministrati farmaci come la terbutalina per rallentare o interrompere temporaneamente il travaglio.

Interventi attivi

Se le misure conservative non dovessero essere sufficienti o vengono valutate tardivamente, si può procedere al parto assistito con ventosa o forcipe per accelerare il parto naturale (purtroppo in molti ospedali si pratica ancora anche la manovra di Kristeller).

Se questo non fosse possibile, o nei casi più gravi, si procede al parto cesareo di emergenza.

Si può prevenire?

La prevenzione della sofferenza fetale inizia con un’attenta cura prenatale.

Per la gestione ottimale della gravidanza, è importante eseguire tutti gli esami regolari in gravidanza, mentre si tengono sotto controllo condizioni mediche preesistenti.

Eseguire tutte le ecografie di routine aiuta a valutare lo sviluppo fetale ed educare le madri a riconoscere i movimenti fetali permette di individuare rapidamente se ci sono problemi.

Durante il travaglio, il monitoraggio continuo o intermittente della frequenza cardiaca fetale è essenziale per individuare precocemente segni di sofferenza.

Complicazioni possibili

La maggior parte dei casi di sofferenza fetale, se gestiti prontamente, non comporta conseguenze a lungo termine. Tuttavia, in casi severi o prolungati, possono verificarsi complicazioni come:

È fondamentale un follow-up attento dei neonati che hanno sperimentato sofferenza fetale significativa, per prevenire situazioni che potrebbero poi rivelarsi irreversibile.

Noi siamo con te.

Noi siamo al tuo fianco lungo tutto il viaggio della genitorialità con le nostre guide, i corsi (tra cui il preparto), il nostro libro Impara a dire No e con consulenze personalizzate.

Ricorda che se hai bisogno puoi sempre contattarci e capiremo insieme se possiamo aiutarti.

Noi siamo con voi.

Fonti

Deng Y, Zhang Y, Zhou Z, Zhang X, Jiao P, Zhao Z. A lightweight fetal distress-assisted diagnosis model based on a cross-channel interactive attention mechanism. Front Physiol. 2023 Mar 6;14:1090937. doi: 10.3389/fphys.2023.1090937. PMID: 36950293; PMCID: PMC10025355.

Dott.ssa Claudia Denti

Esperta di Educazione, Sonno e Gestione del bambino. Laureata in Scienze dell'Educazione e Formazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica. Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

Dott. Severino Cirillo

Esperto di Salute, Benessere ed Educazione. Laureato in Community Health, è il CEO di Genitore Informato e si occupa di validare l'informazione scientifica del blog e coordinare il team di esperti della redazione, composto da ginecologi, ostetriche, psicoterapeuti e altre figure del benessere e della salute in gravidanza, perinatale e genitoriale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati

{"email":"Email address invalid","url":"Website address invalid","required":"Required field missing"}