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Febbraio 16, 2022

Gli spasmi affettivi sono involontari episodi di apnea durante i quali il bambino smette appunto di respirare e assume, nella maggior parte dei casi, un aspetto cianotico o – più di rado – particolarmente pallido.

Disturbo tipico dell’età pediatrica, interessa la fascia d’età compresa tra i sei e i diciotto mesi; crescendo tende a regredire spontaneamente, ma in alcuni casi può protrarsi anche fino ai quattro anni.

Solitamente la causa scatenante è di tipo emotivo e può essere uno spavento, un dolore fisico o anche l’esasperazione di un capriccio e la conseguente reazione rabbiosa.

La parola spasmi già di per sé genera una serie di legittime preoccupazioni ma, nel caso degli spasmi affettivi, parliamo di un disturbo che nulla ha a che fare con gli spasmi infantili conseguenti invece a disturbi cerebrali o anomalie dello sviluppo.

Come riconoscere uno spasmo affettivo?

Lo spasmo è facilmente identificabile dalla cronologia degli eventi che, tutte le volte, si ripete in maniera sistematica e uguale.

Il bambino comincia a piangere in modo accorato e presenta un’alterazione del ritmo del respiro fino ad arrivare a trattenerlo del tutto.
A questo punto la pelle (in particolare il contorno delle labbra) assume un aspetto cianotico o, in alcuni casi, pallido.

Infine può anche capitare che si assista a una breve perdita di coscienza che, fortunatamente dura pochi istanti.

Completata la sequenza, per il bambino tutto torna alla normalità, la frequenza cardiaca si normalizza e il respiro ha il suo naturale ritmo: sono invece i genitori, soprattutto le prime volte, ad aver bisogno di un po’ più di tempo per tornare a respirare tranquillamente!

spasmi affettivi

Cosa fare durante uno spasmo affettivo?

Anche se è ormai noto dalla letteratura pediatrica che lo spasmo affettivo non ha conseguenze immediate né future, per i genitori non è di certo una bella esperienza vedere il proprio bambino che sviene, in particolare se molto piccolo.

La prima cosa da fare per affrontare correttamente la situazione è sempre rivolgersi al pediatra di fiducia e, una volta avuta la conferma che si tratti di spasmi affettivi, avere la prontezza di mettere in pratica alcuni accorgimenti.

Anche se non è semplice, bisogna mantenere la calma in modo da trasmetterla al bambino: un buon consiglio è cercare di portare la sua attenzione su qualcosa che di solito risulta per lui particolarmente attrattivo in modo da evitare che il pianto diventi esagerato.

Se invece la crisi è già innescata e il bambino trattiene il respiro, bisogna soffiare sul viso in modo da fornirgli una maggiore quantità di ossigeno; spruzzargli un po’ d’acqua in faccia; battere le mani per attirare la sua attenzione.

Solitamente questi stimoli contribuiscono a far passare più in fretta gli spasmi, riportando la respirazione alla normale frequenza.

Cosa non fare durante uno spasmo affettivo?

Anche se si dovesse avere la certezza che il pianto eccessivo del bambino sia frutto di un capriccio, è importante ricordare che la degenerazione in spasmo si innesca in maniera assolutamente involontaria ed è quindi importante prestare la giusta attenzione e agire di conseguenza.

Pertanto, così come non ci si deve abbandonare al panico, allo stesso modo è bene evitare comportamenti controproducenti come sgridarlo, scuoterlo o lasciarlo da solo.

Quando la crisi sarà passata, bisognerà comunque concedergli le giuste coccole di conforto e poi ricominciare a comportarsi con naturalezza, come se nulla fosse accaduto.

Questo servirà a evitare che l’episodio generi ansia nel bambino: trasmettergli la paura degli spasmi potrebbe togliergli serenità e addirittura sortire l’effetto contrario aumentando l’assiduità degli episodi.

Ovviamente non bisognerà cedere alla richiesta che ha originato il pianto: si correrebbe il rischio di trasmettere l’errato messaggio che la crisi sia il giusto sistema per ottenere ciò che si vuole.

Un altro accorgimento da avere è quello di non raccontare questi episodi in presenza del bambino: capirebbe che gli attribuite grande importanza e tenderebbe a fare lo stesso, facendosi carico di preoccupazioni che, come detto, potrebbero essere controproducenti.

spasmi affettivi

Lo spasmo affettivo causa problemi neurologici?

Questa è una delle maggiori preoccupazioni che attanaglia tutti i genitori quando si verificano queste crisi, soprattutto se si prolungano un po’ più del solito e si assiste a movimenti molto decisi degli arti.

È importante ribadire che si tratta di un disturbo benigno che non ha conseguenze di tipo neurologico e che non è rappresentativo di patologie che debbano ingenerare preoccupazioni ulteriori nei genitori.

Gli studi fino ad oggi condotti hanno solo evidenziato la maggiore frequenza di questi spasmi in soggetti anemici con carenza di ferro, necessario nel corretto funzionamento dei neurotrasmettitori.

Esiste quindi questa relazione ma occorre precisare che non è da considerare una matematica corrispondenza causa-effetto.

Quando preoccuparsi?

È giusto preoccuparsi nel caso in cui gli episodi si verifichino con una cadenza troppo ravvicinata e questo non perché possa essere la spia di un patologia più preoccupante, ma perché può compromettere la quotidiana qualità della vita del bambino: gli spasmi affettivi, seppur originati da una fonte di malessere, sono essi stessi causa di stress per il bambino.

In questo caso, è opportuno mettere a punto insieme al pediatra una vera e propria strategia preventiva.

Questo non può e non deve significare abdicare al proprio ruolo genitoriale perdendo la giusta autorevolezza e assecondando in tutto il bambino, ma agire strategicamente in modo da assumere atteggiamenti fuorvianti rispetto all’oggetto del desiderio: distolta l’attenzione il problema si risolverà ancor prima di manifestarsi.

Nel caso in cui si verifichino invece delle convulsioni è bene mettere il bambino in sicurezza, adagiandolo su un letto o tenendolo in braccio, in modo che non si faccia del male a causa dei movimenti involontari.
Se a questo punto sentirete il bisogno di eliminare ogni minima fonte di dubbio circa la natura di questi episodi, potreste prendere in considerazione una visita neuropsichiatrica infantile che fugherà ogni minimo e ulteriore dubbio, aiutandovi ad affrontare questi episodi con maggior serenità.

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Dott.ssa Claudia Denti

Laureata in Scienze dell’Educazione, si occupa di aiutare i genitori a crescere bambini sani e felici secondo principi validati dalla comunità scientifica.
Fondatrice di Genitore Informato e ideatrice del metodo Sonno Felice - certificata Sonno Sicuro e Primo Soccorso Pediatrico - supporta i genitori nel loro viaggio dal 2014.

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